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RACCONTI

 

Come amare la Sicilia.........

27 Settembre 2004 - A me è bastato viverci per tre mesi per amarla. Ho visto e vissuto realtà che non ho saputo e voluto accettare, ma queste, od altre, le ho disapprovate anche in Emilia-Romagna, Regione nella quale sono nato e vissuto.

   

1) I cuccioli di Zora pochi giorni prima della partenza - 2) Alcuni cuccioli poco prima del ritorno ipnotizzati da uno straccetto bianco - 3) Il lato del box che si vede dal terrazzo grande con, sullo sfondo, uno squarcio della piana di Catania -

Sono partito da Modena di notte perchè i cani, specie i cuccioli di Zora, non soffrissero troppo del caldo opprimente di quei giorni e sono arrivato a Potenza all'alba, ospite del carissimo Francesco Gerardi e della moglie Assunta. Un paio d'ore di sonno e poi a parlare tutto il giorno di cani con i piedi sotto il tavolo. Baci ed abbracci e riparto verso mezzanotte, destinazione Reggio Calabria dove, all'uscita di Villa S.Giovanni, mi aspetta il gigantesco, come altezza e simpatia, Filippo Foti, la cui madre, eccellentissima cuoca, mi rimpinzerà per tutta la giornata mentre il padre continuava a riempirmi il bicchiere di un delizioso rosso calabro conservato, mi confida,  per le grandi occasioni. Troppo onore. Nel pomeriggio, con un caldo asfissiante, riparto perchè vorrei arrivare a Catania prima di sera per potermi sistemare prima del buio.Come sbarchi a Messina il caos automobilistico della città ti atterrisce e ti fa sudare le mani strette nervosamente al volante, mentre i piedi saltano, con ritmo indiavolato, sui pedali di freno-frizione-acceleratore come le dita di un musicista sui tasti del pianoforte. La mie origini agresti vengono messe a dura prova poi, finalmente, l'autostrada. A sinistra, non lontano, il mare, leggermente increspato, di un blu vivissimo e luccicante ai raggi del sole ancora alto, mentre al centro, a separare le doppie corsie,  ed ai lati una siepe variopinta e multicolore di oleandri in fiore che addolciscono la fredda geometria dei guard-rail. Il percorso è dolcemente sinuoso ed ondulato, a tratti racchiuso fra pareti di terra coperte di lussureggianti ed abbaglianti buganvillee. Oltre, sulla destra, colline e montagne a tratti lucenti dell'argento degli ulivi e del verde di agrumeti,  in stupefacente contrasto con l'aridità della vegetazione circostante fatta di sterpaglie assetate e stoppie dorate e venate da un reticolo fittissimo di crepe. I nove cuccioli che mi sono portato e che, fino a Reggio Calabria, avevo sistemato sul cassone del pik-up, sono tutti in cabina con me, al fresco dell'aria condizionata, mentre dietro, nelle gabbie, ho lasciato Zora, Abel, Oxa e la labrador Laidy. Mi ci vorrà una settimana per togliere tutti i peli profondamente conficcati nella tappezzeria ed ancora oggi qualcuno resiste. Quando, alla barriera autostradale di Catania, trovo gli amici Claudio Brischetto e Davide Caruso, venuti ad accogliermi per farmi da guida alla mia nuova residenza, scopro che uno dei cuccioli mi ha fatto pipi in grembo. Attento a non perderli di vista nel traffico congestionato, arrivo alla Masseria dove Sergio Pappalardo, che ne è il proprietario e che sarà il mio inseparabile ed impagabile anfitrione, mi accoglie con il tipico abbraccio alla siciliana, recentemente sfoderato anche da Berlusconi con Putin, ma con tanta simpatia ed affetto in più. C'è prima da superare una sbarra lucchettata, poi un cancello di ferro dipinto in azzurro fra due colonne di cemento che danno accesso alla vastissima proprietà, fatta di ampi terrazzi a salire, tenuti ad agrumi in ordinati filari ognuno dei quali è fornito di impianto di irrigazione a pioggia, mentre ai lati delle stradine di terra battuta che intersecano il "giardino" (così, giustamente, vengono chiamati gli agrumeti) le foglie di vecchi e giovani ulivi si colorano del rosso del tramonto. Al termine di un lungo e stretto viale, sulla sommità della collina centrale, appare in tutto il suo antico splendore la "Masseria" che  ti sorprende e ti affascina come una vecchia, nobile ed austera signora, ringiovanita dal trucco rifatto recentemente.

   

Al centro la casa come ti appare alla fine del vialetto che sale sulla collina -

Trovo l'interno molto accogliente e ben fornito di cibarie e bevande sufficienti per dieci giorni almeno, mentre da un grandissimo terrazzo, grande quanto il salone del primo piano, ti lascia stupefatto la vista del folto e luccicante verde degli agrumeti che degradano a scalini fino alla sottostante ferrovia ed alla strada che porta a Gela, confini naturali, a Sud, della proprietà, oltre i quali si estende la grande Piana di Catania, bordata sul fondo da una lunga e dolce catena montagnosa che le fa da cornice.

   

1) Le due estremità del grande salone al primo piano con le due porte/finestre che escono sul terrazzo grande - 2) Un'alba vista dal terrazzo della cucina -

Sulla parte Est della casa, la cucina si affaccia su un altro terrazzo, più piccolo, dal quale ammirerò, in seguito, il sorgere del sole sulla lontana città mentre a Nord, l'imponente e fumosa Etna e le città di Paternò e Misterbianco si stagliano nettamente sullo sfondo. Mi ci vorrà qualche giorno per riuscire a ubicare con sicurezza supermercato, farmacia, posta e quant'altro possa essermi utile, ma impiegherò più tempo a saper camminare sulla "sciara" (lava) della Montagna, così semplicemente viene chiamata l'Etna, alla ricerca di coturnici, dette "pernici", che ti sorprendono numerose con il loro volo improvviso e metallico quando, ignorate dai cani, ti partono alle spalle. Ti sembra impossibile che animali tanto belli possano vivere fra quelle rocce nere e taglienti con una vegetazione così arida e, apparentemente, così povera di nutrimenti. La stessa impressione la provi vedendo tanti bovini, liberi al pascolo, grassi e pasciuti fino all'opulenza. Sgradevoli e scomodi da superare i numerosi chilometrici recinti fatti di rete metallica a grandi maglie e pericolosi reticolati arrugginiti.

Nella 1^ foto Emy di S.Pellegrino in ferma su coturnici ai bordi di un canalone - Nella 2^3^4^ Blu di S.Pellegrino, fratello del blasonato Bitter, in ferma e consenso ancora su coturnici - La cosa che impressiona maggiormente è la tagliente lava dell'Etna sulla quale i cani si abituano a correre, senza subire danni, con leggerezza ed abilità - Nella 5^ ancora Blu in ferma fra lussureggianti ginestre

Claudio Brischetto esibisce con orgoglio due pointer di casa mia: un maschio bianco-arancio di nome Blu di S.Pellegrino, fratello del titolato Bitter e figlio di Ada di S.Pellegrino x Zac di S.Pellegrino, ed una femmina bianco-fegato, Emy di S.Pellegrino, figlia di Ambra di S.Pellegrino x Abel di S.Pellegrino; il primo, grande cacciatore di buon naso e mentalità, grande incontrista anche nelle più avverse condizioni ambientali dovute al caldo ed alla perdurante siccità, la seconda, di grande naso e con ampissima cerca, dotata di maggior classe e tipicità. Due cani importanti che mi hanno gonfiato di orgoglio esaltando la mia vanità. Davide Caruso, più sommessamente data la giovane età dei suoi cani, mi presenta un figlio bianco-arancio di Zeco di S.Pellegrino (la madre non la ricordo),  ed una figlia di Ronaldo (pure questa madre non ricordo) bianco e nera che gli è stata regalata. Il primo, di quindici mesi di età, incomincia a districarsi abbastanza bene fra le difficoltà rappresentate dal terreno impervio e dalla non facile ubicazione delle "pernici" ed alla fine della mia permanenza avrà raggiunto ferma solida, ampiezza di cerca ed istinti di buon cacciatore.

 

   

1) Davide Caruso con i suoi due giovani cani e con Oxa - 2) 3) Due occasioni diverse in cui Oxa del Duda ha bloccato le coturnici

La seconda, di sei mesi soltanto, appare interessata e coraggiosa, ma ancora troppo, comprensibilmente, acerba,  lasciando intravvedere, tuttavia, un brillante futuro.  Io porto Oxa del Duda, figlia di Panda del Duda e di Ronaldo, regalatami da Dusco Sormaz, ed Abel di S.Pellegrino, la cui mole si dimostrerà deleteria per i suoi polpastrelli a contatto con la "sciara", tanto da indurmi a non utlizzarlo più su quei terreni, tantopiù avendomi fatto capire di non essere attratto da quei variopinti pennuti, mentre invece ha dimostrato, in un recente passato, di strabuzzare gli occhi a contatto con le beccacce per le quali verrà, d'ora in poi,  destinato. Oxa ha dimostrato molto coraggio nonostante fosse evidente il disagio al primo contatto con quelle rocce taglienti e quella spinosa ed arida vegetazione. Si adatterà in fretta e, due uscite dopo, quando si troverà nel bel mezzo di una giovane "ciuccata" (brigata)di coturnici, le fermerà senza esitazione (aveva soltanto dieci mesi) confermando quelle che erano le mie impressioni e dimostrando di avere classe, avidità, temperamento e mentalità, tali da indurre Sergio Pappalardo ad appropriarsene. Ora ha tredici mesi e vi assicuro che è un gioiellino dotata anche di buona tipicità, il chè non stona. Peccato soltanto che non provenga da un mio allevamento, ma fortunatamente, come da accordi, potrò utilizzarla, al momento opportuno, come fattrice. Sergio, in fine, ma non per ultimo, utilizza Daisy di S.Pellegrino, figlia di Alle di S.Pellegrino x Milord di Groppo, bianco-fegato, di impressionante rassomiglianza estetica con la nonna Iala del Celo, di grande avidità ed espressione, buona mentalità ed equilibrio, ancorchè molto inesperta perchè uscita poche volte in addestramento, stante i troppi impegni del proprietario. Ora è in Serbia con Darko Milosevic, a fare esperienza su terreni e selvaggina più facili per ricimentarsi, in seguito, con i più aspri ed impervi monti siculi e con le cattivissime "pernici". Fra cene varie e uscite a quaglie e coturnici, sono passati quasi tre mesi ed è ora di rientrare a Modena per trasferirmi poi in Serbia, con Zora ed i suoi figli, alla ricerca di starne.

     

1) Sergio Pappalardo che fa concludere il suo setter ed Oxa (ha fermato prima Luca, mentre la pointer prima ha acconsentito e poi si è portata a fianco del compagno fermando d'autorità) - Sergio che guarda il lavoro dei cani mentre il sole calante arroventa ogni cosa - 3) Uno scorcio del paesaggio tipico per coturnici -

Sono stato spesso ospite, a pranzo o a cena, a Pozzillo dal carissimo Gaetano Laganà, possessore di Gastone, bianco-arancio figlio di Zora ed Hardy, al quale, tempo fa, ho regalato anche Umbra di S.Pellegrino che fa la vecchia signora in pensione, felicemente libera nel giardino di casa, e rivolgo un pensiero affettuoso alla moglie MariaPia, che mi ha fatto da cuoca e sorella, alla bellissima figlia Valeria ed al figlio Mario, il birbante più birbante che ho conosciuto. Ma non mi hanno certamente trascurato Claudio Brischetto, la moglie Anna e la figlia Laura, come pure Davide Caruso con la moglie ed i due bellissimi figli incredibilmente innamorati dei loro pointer tanto che la piccolina preferisce giocare con loro piuttosto che con le bambole. Ed ora parliamo di Sergio Pappalardo: grande, grandissimo ospite, di grande generosità, signorilità e distinzione, un vero Pointer di classe. Mi ha messo a disposizione masseria, canili e quant'altro mi potesse servire senza pretendere un grazie, dimostrandomi affetto ed una amicizia sincera e disinteressata che non conoscevo, pur avendo al Nord tanti amici o presunti tali. Anche negli altri, che mi hanno via via ospitato, ho riscontrato la stessa intensa amicizia desumendo che questa sia una caratteristica tutta siciliana, rarefatta dalle mie parti e quindi ancorpiù apprezzabile. Io ho conosciuto una piccola porzione di siciliani e della loro sicilianità, ma quel poco mi è piaciuto, alla pari e più delle bellissime e selvagge coturnici e del loro abitat. D'ora in poi la Sicilia non sarà più così lontana, per me, grazie a Sergio, Claudio, Davide, Gaetano, alle loro famiglie ed ai loro amici.

     

1) Un amico di Sergio in attesa di un coniglio, caccia amatissima in Sicilia - 2) Daniele che sta imbracciando il fucile all'arrivo di colombacci, numerosissimi in Sicilia - 3) Sergio in attesa, pure lui, che passino colombacci - 4) Una delle tantissime tane di conigli scavate sulle sponde dei terrazzi di ulivi ed agrumeti - Questo animaletto arreca gravissimi danni alle piantagioni ed ai terrazzamenti stessi -

 

 

1) Laganà, con Umbra, in occasione di una sua visita alla Masseria 2) Sotto l'ampio porticato, sede delle mie pennichelle pomeridiane, assieme a Zora, Umbra ed Abel -

 

 

Topola (Serbja) 25 Ottobre 2004 Oggi è una bellissima e calda giornata piena di sole e di belle speranze (mi riferisco ai cinque cucciolotti di Zora). Dragan mi ha portato in un posto nuovo, una vallata non molto grande, racchiusa su due lati da un canale di acqua corrente e limpidissima e dagli altri due da colline tappezzate da quadrati di coltivazioni di mais ed erba medica, con chiazze più o meno grandi di boschi dai bellissimi colori autunnali. Dovrebbero esserci fagiani, qualche starna e non dovrebbero mancare le lepri. Faccio scendere Zora, Betty e Bruna. Queste due partono come due schegge e decidono di fermarsi soltanto quando arrivano ai bordi del canale fiancheggiato da alberi e da arbusti, come a formare una siepe quasi insuperabile. Quando mi sono vicine, libero anche la madre che in un attimo se le lascia alle spalle nonostante il loro impegno per non perderla. Zora, sul lato opposto della valletta, gira attorno ad un granturcheto e sparisce e le cucciole, per voler seguire la madre, fanno lo stesso percorso e non le vedo più. Dopo un paio di minuti incomincio a preoccuparmi e mi metto a correre ed a fischiare (non uso fischietti, ma soltanto le labbra come faceva il Dottor Grassi, a mo' di pecoraio), ma quando col fiatone raggiro il rettangolo di mais, dei cani nemmeno l'ombra. Incomincio a sudare per la paura e per il correre, quando finalmente vedo le due piccole comparire dallo stesso lato dal quale erano passate prima loro e poi io. Non so che giro possano avere fatto, tuttavia sono state loro a ritrovare me e vi assicuro che è stato un gran sollievo. Non vedendole da parecchi minuti, mi ero riproposto, qual'ora le avessi ritrovate, di metterle sul pik-up e di non farle più scendere, se non una alla volta, ma visto come si sono svolte le cose, ho pensato che alla fine avevano dimostrato un certo collegamento ed attenzione al mio fischiare e quindi ho azzardato ancora a lasciarle correre insieme. La cosa si è ripetuta più volte e si è sempre risolta allo stesso tranquillizzante modo. Ma non hanno incontrato nulla sul loro percorso. In tutto questo lasso di tempo, di Zora nessuna notizia fino a quando, saranno passati grossomodo una ventina di minuti, mi volano sulla testa, mentre fiancheggio uno dei tanti appezzamenti di mais, sette starne che si abbassano fino ad un metro da terra, per poi rialzarsi per superare un altro appezzamento di grano e quindi scomparire alla mia vista. Dopo poco appare la Signora, con aria un po' avvilita temendo qualche rimprovero, dal chè capisco che le ha tenute fino a che ha potuto, poi il mio fischiare disperato forse le ha fatte volare, oppure ha deciso di forzarle per venire a vedere cosa diavolo volevo. Le ho messo il guinzaglio e mentre le cucciole le zompavano addosso in segno di festa, l'ho rassicurata che non mi ero offeso e l'ho fatta ripartire. Non abbiamo più incontrato. Ritorno alla macchina, mi sposto di cinquecento metri circa per rimettermi a vento buono e faccio scendere Birba, Briscola e Bum. Birba è sempre stata molto intraprendente, mentre Briscola (forse non era un nome da dare ad un cucciolo perchè un giorno, se non diverrà brava come io spero e sogno, potrebbe essere oggetto di qualche sfottò, ma ormai è fatta e le premesse sono incoraggianti) ha un naso potentissimo ed è attratta da tutti gli odori in modo quasi ipnotico e non è raro che fermi passeri, merli od altri uccelletti senza averli visti, quindi cerco di farla correre assieme al fratello Bum che, invece, giorno dopo giorno, dimostra di avere coraggio e mentalità entusiasmanti, da farmi restare ogni volta a bocca aperta fra l'incredulo ed il meravigliato, sperando appunto mi trascini la sorella. Anche qui il rischio di perderli, seppure la vallata è circoscritta, è sempre grande perchè il maschietto non ha confini e non potendoli tenere costantemente sotto controllo visivo, la mia preoccupazione diventa quasi spasmodica dopo qualche minuto di assenza dei cuccioli, per poi riprendermi decisamente quando vedo che mi cercano e riconoscono il mio fischio. Non abbiamo incontrato, ma non mi aspettavo niente di più perchè, se selvaggina c'era, e da certi segni sarei pronto a scommettere che sì, aveva per tempo provveduto a mettersi al sicuro in mezzo a quelle fette di mais al solo sentirmi fischiare con tanto accanimento. Il silenzio è d'oro a caccia, ma con i miei giovanotti, almeno per il momento, non me lo posso permettere. Un complimento particolare lo debbo al proprietario di Bum, il Signor Corbucci Daniele di Viterbo, che lo ha comprato a scatola chiusa, senza neanche vederlo e credo proprio che la sua fiducia sia ben ripagata dalle caratteristiche del cucciolo. Ricordo che sono nati l'otto giugno e che hanno, quindi, quattro mesi e mezzo.

Topola, 2 Novembre 2004  In questi giorni nei quali gli accadimenti cinofili sono scarsissimi e di poco rilievo, dovrete sorbirvi, se volete, i miei brevi racconti di cose vissute e, ovviamente, per me interessanti e meritevoli di essere scritte, perchè credo che a tutti coloro che hanno, o hanno avuto cuccioli, possano essere successe. Anche ieri, come avviene da qualche tempo, era una bellissima e assolata giornata, con una temperatura che ha oscillato, a mezzogiorno, fra i 24 ed i 25 gradi. Mi dispiace per i beccacciai (o beccacciari) perchè presumo che in queste condizioni le beccacce non si spostino dal Nord. Portate pazienza. Arriveranno. La prima a scendere dalla macchina è, come sempre, Zora (le spetta per diritto gerarchico, essendo la capobranco, e lei ci tiene) e le accoppio Bruna. Quest'ultima parte senza aspettare la madre e se ne va rincorrendo allodole a tutto spiano. Non aspetto che torni, ma sgancio subito anche la madre che incomincia a capire che cosa è la caccia cacciata e, per poterlo fare, deve dimenticare, in certi momenti, di essere una trialler, adeguandosi alle condizioni contingenti dei terreni in cui si trova. Mentre guardo di non perdere la cucciolotta, perdo di vista Zora e quando mi giro non la vedo più, non sapendo nemmeno in che direzione mettermi a cercarla. Ci sono, alla mia destra, ancora alcuni filari di granoturco e presumo sia quella la strada presa, ma, aggirato il grano, non la vedo. La cucciola intanto ha ridotto le sue scorribande e, pur allargando con una certa ampiezza, non mi perde di vista ed andiamo insieme a cercare la madre. Il tempo passa ed incomincio a snocciolare qualche moccolo, spazientito. Vorrei che mi facesse da "squola-guida" ai figli, ma se continuo a perderla, il tutto si vanifica. Faccio tutto il giro del mais in senso antiorario e ritorno quindi sul posto dal quale sono partito, un terreno arato da molto tempo nel quale sono cresciute erbacce che arrivano all'inguine e dopo poco la scorgo in ferma a cento/centocinquanta metri davanti a me. Me la sono presa con la cagna ed invece avrei dovuto fustigarmi. Evidentemente era lì da quando l'ho sganciata e la vegetazione altissima non mi ha permesso di vederla. Mi metto a correre per portavi sopra la cucciolotta e sfruttare, finalmente, l'occasione. Bruna scorge la madre quando le è a pochissima distanza, consente, ma la sollecito e la invito ad affiancarla, cosa che fa volentieri, ma subito si mette a leccare il muso alla madre, scodinzolando, poi avverte l'anomalia e si mette in ferma. Le lascio lì per mezzo minuto, che sembra un'eternità, poi batto le mani ed a pochi metri di distanza parte una bellissima fagiana che si trascina dietro, dopo un attimo di esitazione e di sorpresa, la cucciola. Zora non sa resistere ed insegue a sua volta. Non ci penso nemmeno a richiamarla, ma quando tornano le accarezzo entrambe. Siamo felici e soddisfatti tutti e tre. Le riporto al pik-up e faccio scendere Bum e Briscola (quella che tende a consentire un po' troppo). A scheggia fino al canalone, largo, profondo ed invalicabile, per prendere poi sulla desta, a vento favorevole, e sparire dietro al granoturco. Io gli giro attorno dall'altro lato, che mi è più vicino, e quando mi trovo al di là dell'appezzamento, non li vedo. Passano un paio di minuti ed incomincio a fischiare. Riappaiono sul lato destro della valle, sotto le collinette, mi sentono e poi mi vedono e si avvicinano, quindi, dopo la sgasata iniziale, procediamo insieme, si fa per dire. In un medicaio tagliato da poco partono con continuità allodole gorgheggianti che si trascinano i cucciolotti nuovamente fino al canale, poi tornano e ci dirigiamo verso un vastissimo appezzamento di erba medica altissima, tenuta probabilmente per fare semenza. E' talmente alta che i cani debbono sgroppare per cavarsela e ne vedo soltanto le teste quando, ritmicamente, riaffiorano. Poi la femmina, per seguire un'allodola, ritorna sul prato segato, ma non vedo più il maschio. Era davanti a me un centinaio di metri, quindi proseguo in quella direzione. Lo vedo fermo soltanto quando mi trovo a pochi metri da lui ed il cuore mi balza in gola. Mi avvicino lentamente e vedo che il cane si gira verso di me quasi per chiedere consiglio, incerto, e scorgo, poco più avanti di lui, una sagoma bianco-scura che non riesco ad identificare. Qualche passo ancora e capisco tutto: è un gattone enorme, multicolore, che arruffando il pelo tanto da sembrare ancora più grande, non intendeva retrocedere davanti al cane, ma sembrava quasi volesse assalirlo. Quando però mi ha scorto ha pensato bene di darsela a gambe, inseguito per qualche metro da Bum che poi, perdendolo di vista, è ritornato sui suoi passi come se niente fosse successo. Ero soddisfatto per aver visto il cucciolotto in ferma e perchè mi rendevo conto che questi poteva correre seri pericoli in caso di attacco, con probabili danni fisici e psicologici che è sicuramente meglio evitare, ma anche dispiaciuto perchè avrei preferito avesse fermato un altro tipo di selvatico. Intanto la femmina, completamente assente dalla scena perchè seriamente impegnata a liberare il vicino campo dalle allodole, ormai esausta, si avvicina ed insieme ritorniamo alla macchina. Mi sposto verso il fondo della valle a prendere vento e per esplorare un nuovo terreno. Scendono Birba e Betty con solita partenza a razzo, solita sparizione all'orizzonte con solita e gradita ricomparsa dopo qualche minuto. Mi cercano, fischio ed agito le braccia in alto per farmi vedere e mi raggiungono. Evidentemente hanno bisogno di questi pochi, ma interminabili minuti di scorribande e glieli concedo volentieri, certo ormai di non perderle. Vorrei percorrere la valle in un certo modo, ma devo adeguarmi e le seguo nelle loro corse indiavolate fino al canale che si mettono a fiancheggiare a vento buono. Una delle due sparisce giu per la riva ingombra di erbacce, cespugli e querce di varie dimensioni, dalle quali partono spesso piccoli gruppi di colombacci, e non ricompare. L'altra prosegue ancora per un po', poi ritorna e si mette in ferma all'incirca dove la sorella è sparita. Correvo già, ma cerco di accelerare, compatibilmente alla mia non più giovane età, e scopro che quella che vedevo era Birba e non era in ferma, ma in consenso sulla sorella che, invece, fermava a metà sponda quasi sospesa sulla vegetazione. Ma non ho il tempo per gustarmi la scena in quanto, nonappena mi affaccio sul bordo del canale, prima una femmina di fagiano e subito dopo un maschio bellissimo, che ci manifesta di essere indispettito vociando alla sua maniera, partono andando oltre il canale e sparendo immediatamente alla nostra vista. Le due sorelle, cercando di inseguirli, si aggrovigliano alle erbacce ed ai rovi che formano quasi un tappeto di un metro di altezza e devo scendere per aiutarle a liberarsi ed a risalire, rischiando a mia volta di precipitare nel canale dalle sponde quasi a picco sull'acqua. Qualche imprecazione nel districarmi, ma quanta soddisfazione! I due fagiani hanno eccitato le due sorelle che continuano a correre lungo il canalone tentando a più riprese di precipitarsi d'abbasso, dissuase a fatica dai miei richiami e dalla intricatissima vegetazione. E' ora di andare a pranzo. Tutto qui, ma che bella mattinata!

Topola, 8 Novembre 2004  Sabato scorso, nel primo pomeriggio, ha incominciato a piovere e piove tuttora senza interruzione, con l'aggiunta, questa mattina, di neve molle, acquosa ed avvilente. Ho provato ieri ad andare ugualmente sui terreni, ma inoltrarsi nella campagna, per allontanarsi dalle strade pericolose per i cucciolotti, era un'avventura ed ho rischiato di dover andare a cercare un trattore, nonostante il mio pik-up sia un buon fuoristrada. Quindi ho desistito ed il mio percorso ora è ripetitivo in quanto i miei lachet vanno da casa (Topola) al bar del figlio di Dragan, a Natalinci, per bervi un tè od un cappuccino e da Natalinci (8 km) a Topola per preparare il mio pranzo e quello dei cani. Mi rendo conto che non è un granchè. Se queste condizioni atmosferiche persisteranno me ne andrò a Varazdin a metà settimana, così approfitterò del fatto che alcuni amici, fra i quali lo Zambelli dentista e cinofilo, verranno colà per andare a caccia nella riserva di Bartolovec, dalla parte ad est della città e vicino alla Drava, e potrò fare due chiacchiere le sera, con i piedi sotto uno dei tavoli del ristorante di Vlado Tomascovic, cercando di dimenticare la mia scadente e monotona cucina. Quattro di questi amici sono modenesi ed ho proprio voglia di parlare un po' il dialetto che adoro e che mi manca. Se anche a Varazdin le condizioni atmosferiche e dei terreni non saranno accettabili, me ne tornerò a Modena, aspettando che Zora vada in calore e tempi migliori. A proposito di calori: Ada ha iniziato il suo da qualche giorno e sabato 13 o domenica 14 verrà accoppiata a Titan, come da programma. I cuccioli quindi, se tutto andrà bene, nasceranno a metà Gennaio 2005.

Montale R. 15 Novembre 2004 - Giovedì scorso, alle otto del mattino, dopo aver bevuto il solito cappuccino al bar del figlio di Dragan, sono uscito con i cani in una vasta zona a nord di Natalincj, dove da tempo ho ubicato tre voli di starne: uno di quattro, uno di otto e l'altro di tredici elementi. Bellissime. Per arrivare sul posto devo percorrere una strada asfaltata sconnessa, molto trafficata specie da trattori, quindi devo infilare qualche carrareccia laterale, o attraversare addirittura qualche appezzamento di terreno non ancora arato e seminato, per potermi inoltrare profondamente ed allontanarmi il più possibile dalla pericolosa arteria. Zora zoppica da ieri con l'anteriore destro e decido di non farla scendere. Apro la sua gabbia che condivide con due figlie e provo a guinzagliare Briscola, ma Betty mi sguscia fra le braccia e si allontana di gran carriera. Decido quindi, imprecando, di liberare anche la sorella sperando che tutto vada bene. Ma non è così. Nella direzione da loro presa, a duecento metri circa, c'è un vasto avvallamento del terreno che me le nasconde e le perdo di vista. Quasi all'orizzonte il terreno si rialza in prossimità di una casa di contadini con a destra alberi da frutta (lo scoprirò più tardi passando di lì) ed a sinistra una lunga siepe che immagino porti alla strada asfaltata e proprio là vedo comparire due punti bianchi che, a tutta velocità, si dirigono proprio nella direzione che non avrei voluto. La distanza sarà grossomodo di sette/ottocento metri ed è inutile che io mi metta a correre. Provo a fischiare mentre loro si avvicinano rapidamente al pericolo, ma inutilmente. Disperato, decido di salire in macchina per cercare di recuperarle e mi porto il più rapidamente possibile alla intersezione fra la stradina del contadino e la pericolosa arteria stradale. In quel momento non ci sono macchine o trattori in vista, ma non vedo nemmeno le due sorelle. Mi guardo attorno, sempre con l'apprensione che potete immaginare, e ne vedo una a tre/quattrocento metri, ma non capisco se viene verso di me o se si allontana. Evidentemente ha attraversato la strada asfaltata magari rincorrendo qualche cornacchia che vedo volare lontanissime, mentre dell'altra nemmeno l'ombra. Trovo un buco nella vegetazione che bordeggia la via e mi dirigo verso la cagna attraversando una stoppia che regge il peso del pik-up, ma non riesco ad inoltrarmi più di tanto perchè rischio di piantarmi e proseguo a piedi mentre fischio in continuazione. La cagnetta mi sente e la macchia bianca si ferma cercandomi, poi si dirige verso di me, pur non avendomi ancora individuato, zigzagando un po' a destra ed un po' a sinistra,finchè non vede il mio berretto agitarsi nel cielo e mi si avvicina festosa. Arretro fino alla macchina e la guinzaglio, incerto se baciarla o strozzarla. Non faccio nè l'una nè l'altra cosa, ma la sistemo semplicemente nella gabbia con la madre, rimettendomi immediatamente alla ricerca di Betty. Non la vedo e riattraverso la strada asfaltata dirigendomi verso la casa del contadino dove le galline razzolano tranquillamente e capisco che di lì non è passata. Ritorno dove avevo parcheggiato la macchina mezz'ora prima, scendo e mi guardo attorno con l'aiuto del binocolo continuando a fischiare ed è proprio in quel momento che, a distanza di una cinquantina di metri, ai bordi di alcuni cespugli che, a mo' di siepe, separano un arato da una vecchia stoppia, partono le tredici starne ed al loro passare si involano anche le quattro dell'altra brigata, dirigendosi tutte, ma in gruppi separati, verso la casa del contadino che avevo visitato poco prima e perdendosi all'orizzonte nel colore grigio scuro degli arati. Che peccato! Continuo la ricerca e dirigo il binocolo verso un lontano bosco di pioppi dal quale mi è arrivata improvvisa la protesta di un fagiano e lo vedo allontanarsi sulla destra ad ali spiegate, a pochi metri da terra, inseguito dalla macchia bianca che intuisco essere Betty. E' inutile fischiare e mi limito a seguirla col binocolo e vedo che insegue ventre a terra fino a quando un arato, troppo sconnesso per permetterle di correre, la costringe a ritornare sui suoi passi, rientrando poi nel pioppeto. Ricomincio a fischiare e dopo un paio di minuti ricompare e dal suo atteggiamento è evidente che sta cercando di individuarmi. Il solito berretto agitato in alto e dopo poco arrivo alla macchina, seguito dalla cagnetta che cerca di raggiungermi appagata della lunga scorribanda. Cosa sia successo non lo so, ma la soddisfazione di averle ritrovate entrambe senza danni, anche se a distanza di parecchi minuti e di più di un kilometro l'una dall'altra, mi fa sbollire la rabbia e mi convinco definitivamente che non posso liberarne più di una per volta se non voglio morire d'infarto o ritrovarle schiacciate da un qualche veicolo. Per quel giorno le emozioni mi sono bastate, chiudo il portellone della macchina e torno a "casa" per finire di preparare la valigia. A mezzogiorno parto per Belgrado, dove ho appuntamento con Dule che mi aspetta al ristorante, posto davanti all'azienda che lui dirige, in compagnia dei due figli. Pranziamo ed alle due del pomeriggio parto per Varazdin, dopo aver caricato un  cucciolotto di pointer più piccolo dei miei, un diritto di monta che spetta al modenese Coppelli in quanto un suo cane, Artù, è stato utilizzato durante la sua recente permanenza in Serbia per coprire una femmina di Dule. La cosa non è che mi piaccia molto, essendo il cucciolo ancora privo di documenti, di libretto sanitario e di microcip, ma le insistenze del proprietario sono state tali e tante che, mio malgrado, ho deciso di rischiare. Anche questa è una delle cose che non farò mai più, nonostante sia andato tutto bene. Dopo poco più di quattro ore arrivo a Varazdin e mi porto subito al ristorante di Vlado Tomaskovic dove, chiuso il cancello d'entrata, posso finalmente fare sporcare i cani per poi sistemarli nei due comodi e caldi box che Di Stadio utilizza per i suoi spinoni quando viene a caccia. Dopo aver dato loro da mangiare,  vado a prendere possesso della mia stanza in albergo, poi torno al ristorante per la cena e per prendere appuntamento con il capocaccia per le nove del giorno dopo. Al mattino arrivo con mezz'ora di anticipo e faccio uscire i cani nel cortile prima di caricarli sulla macchina, tre per gabbia. Zora zoppica ancora.

1) Zora di S.Pellegrino e Briscola di Montale R.in ferma su fagiani - 2) Birba di Montale R.(si vede chiaramente il numero 3 del tatuaggio) in ferma su fagiani - 3) Ancora Zora. Poi scoprirò che fermava la lepre -

 Vlado Ziglar, il capocaccia che mi accompagna, mi porta in una bellissima zona, della quale ormai conosco ogni zolla, dove tuttavia il granoturco ancora in piedi abbonda e dove, ne sono certo, incontrerò qualche difficoltà con i cucciolotti, ma nelle vicinanze non ci sono strade asfaltate od altri pericoli, quindi parto fiducioso con Zora e Bruna e, come previsto, dopo un attimo le perdo di vista. Dopo qualche minuto fischio e la cucciola ricompare, ma della madre nessuna notizia. La cosa però non mi preoccupa e continuo a cacciare andando nella stessa direzione presa dalla cagna. La cagnetta però è disorientata da tutto questo mais che fa apparire tutti noi, tanto è alto a causa dell'annata particolarmente piovosa, come tanti piccoli puffi e caccicchia senza azzardare di allontanarsi troppo. Un improvviso sbattere d'ali mi fa girare e sulla mia destra, da un filare di granoturco,  si alza una sagoma che dapprima mi appare come una fagiana, ma che immediatamente dopo individuo essere una grossa beccaccia verso la quale butto d'istinto una fucilata che frantuma qualche cima di grano, senza tuttavia capire se l'ho colpita oppure no. Vlado, con un po' di tristezza ed una punta d'ironia, mi dice che è andata oltre ed andiamo a cercarla con la cucciolotta che ha prestato attenzione, da lontano, alla sua prima fucilata senza dimostrare paura od apprensione, ma addirittura attratta da questa novità. Mentre cerchiamo lo scolopacide, parte dal fondo di un altro filare, fuori tiro,  un bellissimo fagiano che, con il fracasso che fa, attira l'attenzione della cucciolona che lo insegue a vista interessatissima e quando la vedo ad una certa distanza da me sparo, una dopo l'altra, le due cartucce per vederne la reazione. Non fa nemmeno una piega e questo mi riempie di soddisfazione. Io ed il capocaccia proseguiamo nella ricerca (la cagnetta se ne è andata alla volta del fagiano e non la vedo per qualche minuto), ma della beccacia nemmeno l'ombra. Incomincio a fischiare per richiamare Bruna e sua madre che, ormai, non vedo da parecchio tempo e capisco dove si trova allorchè,  ad un centinaio di metri circa, sento il verso di un fagiano che si allontana infastidito e qualche istante dopo appare Zora, mentre anche la figlia rientra dal suo inseguimento. Riprendiamo e di nuovo le perdo di vista. Dopo poco la piccola rientra, ma la grande no. La cerco, immaginandola in ferma da qualche parte, ma non riesco a trovarla. La trova invece Bruna che, consentendo, me la segnala nascosta in un fossato quasi sommersa dalla vegetazione, in un posto dal quale ero passato almeno due volte senza scorgerla. Parte un fagiano che abbatto di prima canna e che la cucciola addenta con cattiveria spennandolo rabbiosa, mentre la madre guarda e lascia fare (a lei riportare non è mai interessato). Le riconduco alla macchina e faccio scendere Briscola. Anche lei si mostra preoccupata da queste alte pareti di granoturco e, a parte qualche breve sparizione, mi caccia (si fa per dire) quasi sempre senza che io la perda di vista. Poi, dal folto, parte qualche fagiano al quale si dimostra molto interessata e, con avidità, si dà da fare dandomi la possibilità di vedere che anche lei non ha affatto paura delle fucilate, sparate appunto soltanto per saggiarne la reazione in quanto i variopinti volatili se io sono alla destra della piantagione di mais, partono puntualmente alla sinistra e viceversa. Sono passati circa quaranta minuti e la riporto in macchina, scendendo Birba, la più matura delle sorelle e la più intraprendente (la ricordate? E' quella che, per prima,  ha fermato due fagiani sulla sponda del canale nella valle che vi ho descritto). Vlado mi dà una grossa soddisfazione, involontariamente, chiedendomi coma mai ho liberato di nuovo la madre. Gli spiegherò con orgoglio che non è  Zora, ma una delle sue figlie e ne resterà sorpreso.

Nella 1^ foto, Betty di Montale R. in ferma in un erbaio avvizzito e rinsecchito dal gelo - Nella 2^ e 3^ foto, Briscola di Montale R., quella che era "un'oca", si è trasformata in un "cigno" ed ora brilla di luce propria, in ferma su fagiano, prima, e su beccaccia, poi -

 

Bordeggia immediatamente i filari di granoturco, sottovento, e mi sparisce, poi riappare e sparisce di nuovo, finchè la troviamo in ferma ai bordi di una striscia di erbacce alte più di un metro, a testa alta e tremebonda. Parte una femmina di fagiano che, colpita, cade poco più avanti in una piantagione di grosse verze e sulla quale si precipita la cagna, indifferente alla fucilata, addentandola e portandosela in giro per qualche metro, gioiosa e soddisfatta. Vlado recupera l'animale prima che venga spennato completamente mentre la cagnetta assiste, reggendosi sulle zampe posteriori, alla sua sistemazione dentro lo zaino per poi ripartire come una scheggia per scomparire e ricomparire più volte, mentre si alzano fagiani un po' dovunque, al suo passare, che contribuiscono ad eccitarla sempre più. Appagata ma non esausta, la riporto alla macchina e faccio scendere Bum. Ogni volta riprendiamo in una diversa direzione come se disegnassimo i bordi di un grande quadrifoglio, senza mai ribattere lo stesso terreno, ma senza mai spostare la macchina. Nel girovagare abbiamo trovato una decina di lepri alle quali non ho sparato e che, pertanto, si sono allontanate senza alcuna fretta, non viste dai cani, ed una sola starna (ripassando lì vicino, mezz'ora più tardi, alzerò con i piedi anche le altre dieci). Il cane parte come una scheggia bordeggiando, come la sorella prima, i lunghi e stretti appezzamenti di mais, a volte a vento buono a volte no, ma con grande avidità, come sempre. Rientrando, su una striscia di frumento già germogliato, fra una lunga fetta di granoturco ancora in piedi ed un'altra già macinata dalla macchina raccoglitrice, va in emanazione, verso quest'ultima, a testa alta,rallentando fino quasi a fermarsi ed allungando il collo che sembra assottigliarsi nella tensione, fino a forzare una brigata di una dozzina di starne, inseguendole poi a fondo. Sono troppo lontane, ma sparo ugualmente in aria entrambe le cartucce, controllando la reazione del cane che non dà alcun segno di disagio o fastidio. Bene. Scompare e riappare più volte finchè il capocaccia, passando vicino al recinto di un capannone dove si allevano polli, alza una brigata di una quindicina di starne che il cane vede ed insegue. Decido di non sparare, nonostante mi passino sopra il capo, ricordando un episodio avvenuto qualche anno fa vicino ad altri capannoni dove venivano allevati tacchini bianchi. Gli spari di un imprudente ospite di Di Stadio, troppo vicini ai ricoveri, spaventarono terribilmente questi animali che si riversarono tutti verso il fondo del capannone formando una montagna di carne e penne, nella quale morirono, per asfissia, centinaia di tacchini, disastro che provocò la comprensibile ira degli allevatori e che costò un patrimonio allo sprovveduto cacciatore. Per anni non passammo più da quelle parti. Ho visto la rimessa delle starne e ci dirigiamo a quella volta, ma Bum, con molta sfortuna, vi passa loro vicino a vento cattivo e queste si involano senza essere fermate. Sparo ugualmente mentre il cane le insegue, ma le padello e non ottengo quello che volevo, cioè farle addentare al cucciolotto. Pazienza. Ormai sono le dodici e trenta e l'appuntamento con la cuoca ci costringe a rientrare senza poter vedere anche l'ultima sorella. Sarà per domani. Ma non ci sarà un domani in quanto la pioggia fredda, battente e continua, nonchè le previsioni televisive che annunciano acqua e neve per tutto il fine settimana, mi consigliano di rientrare anzitempo a Modena.

 

Gli amici Serbi il giorno della visita fattami a Varazdin - Nella 1^ foto il Capocaccia Vlado con Darko e la giovane Gaia di S.Pellegrino (Ada x Milord 24 Giugno 2003), speranza per il prossimo Derby - Nella 2^ foto, da sinistra, il vice- Capocaccia Augusto che accompagna Dragan e Dule nella loro battuta di caccia -

Montale R. 20 Dicembre 2004 - Devo proprio raccontarla questa Domenica passata assieme ai cacciatori della zona che comprende i paesi di Jalkovec, Cernec, Turcin, Gojanec, Tusno ed altri ancora. Devo premettere che i Croati vanno a caccia soltanto la Domenica e tutti in gruppo, procedendo in parata ed utilizzando un solo cane ogni cinque cacciatori. Inoltre si acquisisce il diritto di cacciare compiendo, a richiesta del Comitato Direttivo della zona, servizi vari quali: la pulizia dei boschi e dei sentieri che li attraversano; lotta ai nocivi che loro considerano dei pericolosi concorrenti, mentre le nostre Leggi li classifica "predatori" e ci impone di rispettarli, forse giustamente o forse no; pulizia dei canali di irrigazione e di deflusso delle acque piovane; manutenzione delle tettoie sotto le quali vengono portate pannocchie di granoturco affinchè la selvaggina possa alimentarsi durante la stagione invernale, specie in presenza di ghiaccio e neve; manutenzione e rifornimento di foraggio nelle mangiatoie preparate per caprioli e cervi (pochi questi ultimi), ed altro ancora. Questi lavori permettono ai cacciatori croati (ma anche a quelli di tutta la ex Yugoslavia) di non pagare un centesimo di tasse, mentre coloro che, per vari motivi, non possono dare la loro fattiva collaborazione, sono costretti, se vogliono cacciare, a sborsare somme rilevanti. L'intera Provincia di Varazdin viene quindi suddivisa in tante parti di  ampiezza rapportata al numero di abitanti/cacciatori residenti nelle stesse, zone che possono raggiungere anche alcune decine di migliaia di ettari. Ognuna di queste ha poi un Presidente ed un Consiglio Direttivo ed organizzativo, che vengono rieletti ogni due anni e che, comunque, non possono restare in carica per più di quattro anni, un Capocaccia e due vice-Capocaccia, anche questi di nomina biennale. All'interno di queste zone, prassi che quasi tutti i Comitati seguono, vi è una "riserva" (quella in cui io caccio è di 3.300 ettari) che viene affittata ai cacciatori stranieri e che ha il compito di irradiare selvaggina nei territori circostanti, ma principalmente quella, molto più importante, di alimentare le casse esangui della Società. Ogni anno, a date rigorosamente prefissate ed a rotazione,  vengono fatti degli inviti a cacciatori di altre zone ed a alte personalità locali e nazionali che hanno il diritto di abbattere tutta la selvaggina che incontrano, starne escluse, sempre e soltanto in parata. E Domenica 12 Dicembre era proprio la giornata degli inviti per un totale di ottantadue persone, me compreso (ho rinunciato ad una giornata di caccia in riserva con le mie cucciolone per potervi partecipare). L'appuntamento è per le nove alla casa di caccia, ma quando arrivo con un quarto d'ora di anticipo, l'ampio parcheggio è già affollatissimo ed animato da capannelli di persone di varia età, con moltissimi giovani che ascoltano interessati e rispettosi i racconti dei più anziani. La nebbia notturna, congelandosi, ha ricoperto di bianchi cristalli ogni cosa ed un bicchierino di grappa (rakja), rigorosamente portata alla bocca con la mano sinistra, contribuisce certamente a dare allegria ed a far sembrare la rigida mattinata (-4) una tiepida giornata primaverile. Incontro subito persone che non ho mai visto e che mi danno la mano  sorridendo, mentre con la sinistra mi battono vigorosamente la spalla destra, come fossimo dei vecchi amici. Incontro anche dei veri amici (qualcuno non lo vedevo da anni) che mi abbracciano con vigore appoggiando la loro guancia gelida ed arrossata alla mia ancora tiepida del calore dell'albergo, facendomi rabbrividire ma anche gioire nel leggere nei loro occhi la sorpresa e la felicità per l'incontro. Sono ormai ventidue anni che frequento questi posti e queste persone ed i ricordi non faticano a venire alla mente, numerosi e nostalgici,  facendomi capire, con un po' di tristezza, che il tempo non passa,  vola. Improvvisamente la voce alta ed acuta di Vlado, il Capocaccia che mi accompagna sempre nelle mie uscite, richiama l'attenzione dei presenti dando loro il benvenuto, dettagliando brevemente il programma, ricordando le regole e come ci si dovrà disporre sul terreno. Il tempo necessario perchè gli ottantuno cacciatori (io non ho voluto il fucile per potermi dedicare con più attenzione ad osservare l'evolversi dei fatti)  possano disporsi ai bordi della strada asfaltata in una fila lunga più di cinquecento metri e mentre già qualcuno scalpita  impaziente e  tende ad allontanarsi dalla posizione, arriva sonante il via liberatorio del Capocaccia e la parola "ìdemo" si propaga ad eco fino ai margini estremi della parata. Tutti i fucili alla spalla con apparente noncuranza, con orgoglio ostentato come se, imbracciarlo, fosse segno di debolezza, accettabile con un novizio, ma insopportabile, disdicevole e vergognosa per un maturo cacciatore. Il vero cacciatore imbraccia soltanto quando è il momento opportuno e l'ultimo a sparare è il più forte, anche se ho visto che in più di una circostanza questa esasperata ostentazione porta a far sì che lo sparo sia inefficace perchè il fagiano è ormai troppo distante. Si sentono le prime fucilate, lontano, sulla destra. Il cane che abbiamo davanti, un bracco tedesco roano/marrone di sette anni, sembra un cinghiale e si butta coraggiosamente fra la gelida ed ispida vegetazione, a volte spinosa ed apparentemente impenetrabile, incurante del terreno ghiacciato che taglia i polpastrelli, dimostrando abilità e buon naso, tanto che in pochi minuti ferma più volte e riporta correttamente (Vlado addirittura lo fa sedere davanti a sè con un perentorio "sit"). Il cane arriva attorno ad un grosso cespuglio ed improvvisamente ferma con la testa protesa in avanti, ma verso terra. Qualche secondo per dar modo ai cacciatori circostanti di appostarsi adeguatamente, poi Vlado lo incita ed il cane non si fa pregare: uno scatto in avanti e solleva la testa con una bellissima beccaccia in bocca che riporta a comando (aport), mentre un'ala gli copre gli occhi, facendolo incespicare. L'aveva a mezzo metro dal naso e presumo che i due si siano guardati negli occhi per quei pochi attimi e credo anche che la beccaccia si sia resa conto che per lei era finita. Penso di essere stato molto fortunato per aver avuto la ventura di assistere ad una scena simile, opportunità che, probabilmente, non avrò più. Continuiamo lentamente ed ho modo di notare che alcuni fagiani si portano dietro, senza danni, una dozzina di fucilate, ma non lo faccio notare per non urtare la suscettibilità di qualcuno. Tengo compagnia, standogli un paio di metri dietro, a Slatko, un caro amico vicino all'ottantina, del peso di oltre un quintale, che procede insicuro sul terreno sconnesso e ghiacciato, quando dalla destra avvertiamo l'arrivo un un bellissimo maschio, accompagnato da una lunga teoria di fucilate, finche ci passa quasi sulla testa, a trenta metri d'altezza ed il mio vecchio amico prende la mira, ma quando tira il grilletto non succede niente e l'animale prosegue il suo volo inseguito inutilmente da altre fucilate. Mi avvicino a Slatko sorridendo, pronto a sfotterlo, ma lo vedo serio e non me la sento di infierire. Gli chiedo, invece, se aveva lasciato il fucile in sicurezza e, dopo avere controllato, mi dice che no: la sicura è disinserita. Gli suggerisco che forse è un problema di cartuccia e quando apre il fucile, in effetti, vedo che il bossolo della prima canna ha un segno evidente al centro della capsula e glielo faccio notare. Deve mettersi gli occhiali per verificare e quando si rende conto visivamente della cosa, si illumina in un ampio sorriso: l'onore è salvo. Arriviamo al canale che delimita il territorio di caccia a nostra disposizione e ci raduniamo guardandoci intorno per vedere chi e cosa aveva abbattuto. Molti fagiani vistosamente appesi ai laccetti che penzolano dalla cintura dei calzoni, qualche lepre con le zampe anteriori legate a quelle posteriori come a formare una ciambella, tre beccacce, qualche chiacchiera ancora per raccontare, a chi non ha visto, lo svolgersi dell'azione che ha portato all'abbattimento, poi ci si incammina tutti verso il bosco dove, a fianco dei recinti ove un tempo (fino al 1985) venivano allevati fagiani, sotto il portico di una bella casetta monolocale, dove dormiva il cacciatore (facevano una notte per ciascuno) che stava a guardia della selvaggina, era stata imbandita una lunga tavola rustica ricolma di fette di pancetta e salcicce affumicate, di fette di pane, vino ed acqua minerale. Ma il fatto particolare era che a fianco della casupola, sul lato nord, era stato da tempo acceso un grosso braciere che serviva non solo a riscaldare i più infreddoliti, ma ad abbrustolire pancetta e salcicce infilzandole su dei rami di salice lunghi un metro circa ed appuntiti da un lato, preventivamente e pazientemente preparati. Ognuno si arrostiva il suo spuntino tenendo la bacchetta con la destra mentre  la sinistra reggeva il bicchiere con metà acqua e metà vino (ghemist). I fucili tutti appesi ad un lunghissimo attaccapanni sistemato sul lato più basso del portico e sotto la selvaggina abbattuta. Qualche foto, qualche battuta, qualche risata e, dopo aver ripreso i propri arnesi, si prosegue la battuta di caccia in direzione della linea di partenza del mattino. Non tutti i fagiani, evidentemente, erano stati scovati all'andata perchè, al ritorno, ne sono stati abbattuti altrettanti. A sparare soltanto coloro che non avevano appeso nulla alla cintola, mentre gli altri, soddisfatti, lasciavano fare quasi indifferenti e con l'orgoglio appagato. Si arriva alla casa di caccia, una bella costruzione dove, a piano terreno ci sono le cucine ed alcuni ambienti adibiti a magazzino, mentre al primo piano, da un lato un ufficio ed un bagno, dall'altro un grandissimo salone con alle pareti importanti trofei di cinghiali, cervi, caprioli e, su uno scaffale, qualche bellissimo e polveroso fagiano, una faina ed una volpe imbalsamate. Quattro tavoloni al centro del salone, disposti parallelamente, e sul fondo, trasversalmente, il tavolo delle personalità. Qualche parola di circostanza e poi arriva il gulasch fumante nel quale immergiamo le grosse fette di pane. Il lunedì capirò che per me era un po' troppo pepato. Augusto, uno dei due vice-Capocaccia,  gira fra i tavoli con dei grandi fogli dattiloscritti, che altro non erano se non gli elenchi dei partecipanti alla battuta di caccia, messi in preciso ordine alfabetico, annotando a fianco di ogni nome i capi abbattuti. Fanno da camerieri, è una regola, tre cacciatori giovani che hanno ottenuto nel 2004 la prima licenza di caccia, dopo due anni di assistentato ed un esame finale. Il pranzo è breve e si esce, su invito del Presidente Ivo, sull'ampio porticato adiacente la casa dove, sul pavimento in cemento, è stata disposta in perfetto ordine, a mo' di pettine,  tutta la selvaggina abbattuta nella giornata. Non c'è una coda di traverso nè una penna fuoriposto, tanto che mi sembra di essere in Austria. Bellissimo, ma il più bello arriva adesso: su ordine del Capocaccia tutti si raccolgono in un minuto di silenzio, togliendosi il cappello ed abbassando la testa. Non me l'aspettavo e sono rimasto sorpreso e stupito. Lì per lì non capivo il perchè, ma poi mi sono reso conto che era una forma di ossequio ai caduti, di rispettoso "onore ai vinti". E con quale serietà e compostezza hanno partecipato tutti, giovani e vecchi, notabili e contadini. Commovente. Poi, onore ai vincitori: Augusto (ecco perchè raccoglieva dati) ha incominciato a chiamare per nome e cognome, partendo da colui che aveva abbattuto più capi, tutti quelli che avevano fatto carniere, mentre il Presidente Ivo li onorava pubblicamente consegnando loro la selvaggina catturata, disposta a terra in ordine decrescente, fra gli applausi e l'ammirazione dei presenti. Anche questo mi è piaciuto. Ancora saluti, abbracci, scambi di auguri per le prossime festività e tutti a casa. Non è stata certamente una giornata persa.

(clicca le foto) - Alcuni momenti della colazione, del pranzo e della premiazione

13 Luglio 2005 - da Catania - Campofelice è un posto meraviglioso d'estate ed ancorpiù, credo, in inverno come stazione sciistica. Una grande vallata a 1500 metri sul livello del mare, tagliata in due da una strada asfaltata che la collega all'autostrada, e che qui muore, con due alberghi molto accoglienti e tre ristoranti/rifugio tipici dell'alta montagna, dove, tempo permettendo, è più bello mangiare all'aperto o prendere il sole allungati su una sdraia. Niente di diverso, insomma, dalla Valle d'Aosta o dal Trentino. Dopo un trasferimento iniziato alle 13 e 20 di Sabato 9 da Catania e sosta a Potenza, dove sono arrivato alle 19 e 30, ospite, per la notte, dei soliti cari amici Francesco ed Assunta, e da dove siamo ripartiti alle 4 del mattino per sbucare improvvisamente nella Valle alle 7 e 30 di Domenica 10 Luglio. Complessivamente sono poco più di 1000 Km in quasi 11 ore di macchina. Nome più appropriato non c'era perchè in effetti la Valle ti appare bella e luminosa, silenziosa e rilassante, circondata e difesa da alte vette rocciose ed a Sud da verdissimi boschi di basse conifere, con il sole che ti abbaglia mentre l'aria è pungente, tanto pungente da costringerci ad indossare rapidamente una giacca. Nei parcheggi dei due alberghi, uno subito a destra e l'altro un poco più avanti sulla sinistra della strada, tanti furgoni di addestratori e tante vetture, mentre il ritrovo è un chilometro più avanti, all'altra estremità della Valle, in una delle tre baite, dove è stata improvvisata la segreteria del Pointer Club, con Mimmo Spezia al computer e Zurlini che si legge il catalogo della rassegna dei Campioni che più tardi dovrà presentare al pubblico che è già numerosissimo. Passano un paio d'ore nelle quali incontro molta gente che non vedevo da tempo ed altri, che non conoscevo, mi vengono presentati o si presentano spontaneamente e fra questi anche qualche proprietario di miei cani dei quali non ricordavo la fisionomia, facendo anche qualche figuraccia. Inizia la rassegna che sono ancora impegnato a stringere mani e ad abbracciare qualche amico ed arrivo sul ring, con Zora, che la relazione di Zurlini è già a metà e me ne dispiace, ma non ho sentito nessun avviso nè chiamata che mettesse in pre-allarme gli interessati. Siccome si festeggiava Ribot ed i suoi prodotti migliori, Zora ne costituiva la parte migliore per ciò che riguardava le femmine mente per i maschi il pezzo più pregiato era certamente Titan di Marelli, seguito a ruota da Rio di Endrizzi. Subito dopo corro a prendere anche Umbra per la rassegna dei Campioni e dopo qualche ripresa di telecamere professionali ed amatoriali e qualche foto di rito e per ricordo, la festa è già finita e si sgomberano i ring per dar inizio alla esposizione vera e propria, giudicata da Zurlini, Dellatorre e Monaco, nelle varie categorie. Francesco presenta Ada ed il figlio Giove (x Milord) ottenendo un bell'Eccellente con la femmina ed un onesto Molto Buono con il maschio. Seguo a fatica qualche giudizio, ma poi la ressa mi soffoca e ritorno al furgone con l'idea di fare sporcare i cani che mi sono portato dietro e sono, oltre ad Umbra e Zora, Betty (Zora x Tartaro), Iole (Ada x Titan), Contessa e Carlotta (Ambra x Tartaro). Cerco Nobile Oliviano ed il Prof. Piz (Bepi), miei soci nella nuova riserva di caccia di Topola/Natalinci (Serbia), per chiedere loro se intendono andare a caccia di quaglie nel mese di Agosto e la risposta è negativa, intendendo rimandare l'apertura a Settembre per motivi di lavoro, poi parlo con Silvio Marelli al quale vorrei far vedere sul terreno Iole, figlia del suo Titan, ma non faremo in tempo perchè le manifestazioni pomeridiane incombono ed i campi non sono più disponibili, mentre io dovrò ripartire al più presto per essere a Catania prima dell'alba del Lunedì. Due chiacchiere ancora con il Dottor Guberti, con il Dottor Bratta proprietario di Adone di Montale R., con l'amico Tommaso, setterista che fatico a riconoscere perchè non lo vedo da anni ed i nostri contatti sono sempre telefonici, con Elio Cantone che mi ringrazia per avere portato Zora, con Oscar Monaco sempre di buon'umore, con il monumentale Filippo Foti di Reggio Calabria che ti investe ad ondate successive con la sua mole da 120 chili e con un fiume inesauribile di parole, con l'amico modenese Giorgio Brancolini, con qualcuno che avrei preferito non rivedere, con Cacini proprietario di Bruna di Montale R., ancora con Taccon, Lombardi, Dotti, Targetti,il palermitano Macaluso, con altri che lamentano di non essere ancora riusciti ad avere un figlio di Zora, nonostante la prenotazione di vecchia data, e con tanti altri personaggi, illustri e non. Non mancava certamente Jessica e la sua appassionata figlia che mi hanno fatto vedere con orgoglio i loro due figli di Zora x Bernis e devo ammettere che hanno scelto bene, mentre ho finito la mattinata con l'Ingegnere Endrizzi che mi ha ricordato che il suo bravissimo Rio sarebbe felice di accoppiarsi con una delle mie femmine, cosa che in un recente passato ho già provato, ma che purtroppo non ha dato frutti in quanto la cagna non è rimasta gravida (Alice, figlia di Ambra x Ribot). Era un rientro su Ribot molto interessante. Al fine Parpaiola mi prega di tenergli compagnia a tavola per mandare giù un boccone e non mi faccio certo pregare, anche perchè ho perso di vista i miei due compagni di viaggio e la fame si fa sentire. Durante il pasto frugale si parla dei cuccioloni che abbiamo in Serbia in allenamento e della loro evoluzione: di quello precoce che ha mantenuto le promesse, di quello che sembrava un cretino e che invece, a furia di incontrare starne, ha dimostrato talento, come anche di quello promettente che è, invece, andato a ritroso. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per Agosto, in Serbia, a quaglie. Guardo un turno delle prove pomeridiane e noto che i cani fanno la grande cerca a quaglie. Secondo me non ha senso una classica a quaglie con aperture di 5/600 metri e, dopo essere partiti alla volta di Potenza, questo sarà argomento di conversazione con Francesco per una parte del viaggio. Alle 19 e 30 siamo in giardino a far sporcare i cani, quindi uno spuntino leggero e via per Catania dove arriverò alle 2 del mattino e, dopo aver dato da mangiare ai cani che erano con me, vado a dormire alle 2 e 30, una bella sfacchinata che mi peserà per tutto il Lunedì. Domani pubblicherò le classifiche sia della prova Classica che del "Master", dati che l'Avvocato Mimmo Spezia, gentilmente, mi trasmetterà in giornata. In seguito pubblicherò anche qualche foto del Raduno.  

15 Luglio 2005 - Ecco le classifiche:

Prova Classica a quaglie - 1°ECC a Bonfantes Nadir condotto da Lombardi

                                      2°ECC a Gard condotto da Testa

                                          3°MB a Eddi dei Dipinti condotto da Forti

                                                  MB a Rio condotto da Cantoni

                                                  MB a Giorgio V.D.Postschwaige condotto da Urlhardt

                                          MB a Carlo V.D.Postschwaige condotto da Eschini

 

Master - 1° classificato King v.d.Postschwaige condotto da Urlhardt

                2° classificato Rio condotto da Cantoni

                3° classificato Bonfantes Nadir condotto da Lombardi

 ALCUNE FOTO DEL RADUNO

 

1) Aggrovigliato con i guinzagli di Umbra e Zora - 2) Filippone ed il suo amicoPardeo Domenico presentano i loro campioni - 3) Il ring di Zurlini - 4) Il ring di Dellatorre 

 

 

1) Una veduta della manifestazione - 2) Francesco con Ada di S.Pellegrino ed Assunta con Giove di S.Pellegrino (Ada x Milord) - 3) Il ring di Monaco - 4) Rovini e Dotti

1) Ajesta, Presidente del Pointer Club Spagnolo con il Dottor Guberti - 2) Furiati, a sinistra, ed il Dottor Bratta con Adone di Montale R. (Zora x Atom) 3) La più bella coppia del mondo: la Professoressa Assunta e l'Ingegnere Francesco Gerardi

.....e come amare la Grecia

2 Agosto 2005 - Si assomigliano molto, la Sicilia e la Grecia, geologicamente ed hanno anche la stessa selvaggina con coturnici, lepri, beccacce e quaglie, ma mentre la prima abbonda di conigli selvatici, sconosciuti nella seconda, in questa prosperano meravigliose starne, completamente assenti nella prima, ma assolutamente impagabili ed impareggiabili per i cani da ferma, specie se giovani. Ma andiamo per gradi. Come da accordi presi telefonicamente, per essere a Brindisi in tempo per prendere il traghetto delle 19, devo arrivare al porto almeno un'ora prima e quindi decido di partire da casa (Catania) alle otto di mercoledì 27, con una prima tappa a Reggio C. da Filippo Foti, temuta ed amata perchè uno spuntino si trasforma sempre in un pasto luculliano, complice impagabile la bravissima madre. Mi porto dietro quattro cani: Zora, la figlia Betty, Iole (Ada x Titan) e Carlotta (Ambra x Tartaro). Sul traghetto la prima calda, caldissima esperienza con temperature nell'ordine di 38/40 gradi, tali da costringermi a tenere costantemente il motore acceso per far funzionare il condizionatore, ma per fortuna è un tragitto breve ed in un attimo sono da Filippone dal quale, come temevo, non riesco a staccarmi prima delle 13, destinazione il porto di Brindisi, dove arrivo alle 18, in perfetto orario, per andare a ritirare il biglietto già prenotato dal Dottor Minas, ed anche gia pagato, per imbarcarmi qualche minuto dopo. Si trattava fortunatamente di un traghetto "open", cioè dove è possibile scendere nella stiva durante il viaggio, indispensabile per poter accudire e controllare i cani, tuttavia è stato un viaggio durissimo, con lamiere arroventate all'esterno dal sole ed all'interno dai motori della nave, con temperature quasi insopportabili ed aria condizionata sempre in azione, ma il viaggiare su strade asfaltate non è stato più agevole, non solo per il caldo, ma anche per il problema di fare sporcare i cani che non ne vogliono sapere, a parte Zora, di fare i loro bisogni al guinzaglio. Con grande sofferenza, più dei cani che mia, arrivo a Jgumenitsa alle 5 ( le 4 italiane in quanto il fuso orario della Grecia è un'ora avanti) e dopo un'ora sono in un bellissimo albergo, ovviamente gia prenotato e pagato, un po' troppo elegante per le mie abitudini, ai bordi di un lago del quale non conoscevo l'esistenza, ma con una doccia ed un letto confortevolissimi. Alle 9 ricevo la telefonata del Dottor Minas (proprietario di Duke di Montale R.) che mi dice di non poter venire a prendermi prima delle 16, assieme al Professore Evangelos (proprietario di Gaia di S.Pellegrino, di Italo e Birba di Montale R.), quindi passo la mattinata guardandomi in giro, anche alla ricerca del solito posto tranquillo dove liberare i cani e vedo una cittadina piena di giovani, specialmente ragazze, che saprò più tardi far parte dei ventimila studenti che frequentano l'Università di Joannina e praticano nell'immenso ospedale del quale è stimatissimo Direttore Evangelos Paraschevaidis e dove Minas è suo collaboratore. Sono entrambi laureati in ginecologia, cioè lavorano là dove noi spesso perdiamo la testa. Alle 16 sono puntualissimi ed insistono per farmi portare i cani da un loro amico che addestra cani da guardia e da difesa, perchè io possa essere più libero e là trovo un'accoglientissima struttura ben fatta ed ancor meglio utilizzata. Si sono dati convegno anche numerosi amici di Evangelos con cuccioli e cuccioloni, rigorosamente pointer, ed il pomeriggio passa in un baleno per ritrovarci alle 23 (anche quella di andare a cena a tardissima ora, quando cioè i vecchietti come me vanno di solito a dormire, è una caratteristica che accomuna la Grecia alla Sicilia) in un ristorante ai bordi del lago, in una decina di persone fra colleghi medici ed amici cacciatori, dove divoreremo pesci di mare incredibilmente gradi (non siamo riusciti a capire che nome hanno in Italia, ma mi sembravano saraghi), cucinati alla brace e preceduti da antipasti di pesci, molluschi e verdure da sogno, mentre il vino bianco era certamente all'altezza della situazione. Saprò che la giornata successiva dovrò aspettare fino al pomeriggio per dar modo ad Evangelos di liberarsi dei propri impegni e propongo di precederlo, al mattino, a Salonicco per non stare a ciondolare inutilmente a Joannina e per poter muovere qualche cane, in attesa del suo arrivo, con il suo addestratore Kristos Kanidis. E così faremo. In sei ore arrivo a Tessalonica passando, su indicazione di Minas, da Mestovo, Milla, Grevena, Kozani, Veronia ed abbreviando il percorso di un paio di ore rispetto al tragitto per Larissa. Arrivo a Tessalonica nelle prime ore del pomeriggio quando l'aria è ancora rovente ed è impossibile uscire con i cani, quindi aspettiamo Evangelos nella bellissima struttura che Kristos ha costruito per ospitare gli amici ed i loro cani, nella periferia della città. Alle 19 ci muoviamo, tutti e tre, alla volta di una zona attraversata da un reticolo di strade in terra battuta, fra un proliferare di capannoni e di fabbriche di ogni tipo, dove, fra una proprietà e l'altra, piccole e grandi stoppie si estendono come una immensa scacchiera e dove, di tanto in tanto, si vedono ai bordi  brigate di starne da restare a bocca aperta. In una bella striscia di stoppia di grano liberiamo due giovani setterine dell'allevamento di Kanidis, che si danno un gran daffare, nonostante la giovane età, ma non incontrano ed una numerosa brigata di starne parte spontaneamente a ridosso di una catasta di legname, quasi irridendoci,  prima che noi si arrivi. Ci spostiamo e la nostra guida sa dove portarci ed è una grandissima stoppia leggermente ondulata ed a scendere verso la lontana città. Liberiamo Gaia e Betty e lo spettacolo non manca, fatto di mentalità, coraggio, eleganza dei movimenti, più precisa e preparata la prima, più fantasiosa o, se volete, più disordinata la seconda, ma belle da vedere entrambe. Spariscono dietro la gobba che declivia verso Tessalonica e per un paio di minuti non le vediamo e quando ci mettiamo a correre in quella direzione, ecco che riappaiono, una di fianco all'altra,  distanziate di una cinquantina di metri, ma ancora fresche e determinate, pronte a sorpassarci per procedere nella direzione opposta. Non vediamo starne e quando rallentano le leghiamo, poi acqua e furgone. Ci spostiamo di qualche centinaio di metri e liberiamo Birba che parte alla grande come le altre due e noto che il galoppo è ancora migliorato rispetto a quando l'avevo io, ed era gia bello, e credo sia merito delle starne che le danno maggiore determinazione e cattiveria, come anche del buon lavoro che Kanidis ha fatto. Partono delle starne ad un angolo di intersezione fra due stradette, ma la cagna non le vede e Kristos, anche perchè ormai è buio e Birba incomincia a rallentare, la lega e la porta sulla "calda" dove si blocca prontamente in ferma per riprendersi immediatamente quando si rende conto che le starne non ci sono più. Riprendiamo la strada verso il canile scambiandoci le nostre impressioni su quanto visto, quando già è buio pesto, ma una doccia basta per renderci presentabili per la cena serale in un ottimo ristorante, naturalmente alle 23. Ce ne andiamo a dormire alle due e ci si dà appuntamento per le cinque, con poco spazio per il sonno che potremo recuperare nelle caldissime ore dove ogni attività diventa proibitiva. All'alba carichiamo una giovane pointer che Kristos sta preparando per la caccia, di proprietà del Professore, Iole e Carlotta, una setter di due anni ed Italo, pure del Professore, fratello di cucciolata di Iole. Il posto dove ci troviamo è un immenso cimitero di veicoli militari di varia forma e grandezza che si ergono spettrali e sinistri, come a monito, in un mare di erba secca, alta e dura che tuttavia non trattiene la giovane pointer da caccia ed Italo, mentre Carlotta è un po' titubante e disorientata, ma non le do colpe perchè fino ad ora l'ho sempre portata in giro per l'agrumeto di Catania, dove il terreno è sabbioso e non c'è quasi erba. La pointer più adulta è molto avida, ma spesso si trova in mezzo alle starne (ma quante starne !) senza fermarle o accennandole appena, scusata dalle impossibili condizioni climatiche (alle 6 del mattino siamo già a 28/29 gradi con un tasso di umidità altissimo), mentre Italo e Carlotta, eccitati da tutto questo svolazzare, rincorrono interessati ed eccitati fra un camion della croce rossa ed un blindato. Legati questi tre, prendiamo il furgone e ci portiamo dall'altra estremità del deposito militare, liberando la setter e Iole. La prima, appena sganciata, ferma con bello stile e subito parte una isolata che anche la pointer vede e mentre entrambe rincorrono, altre ed altre ancora s'involano "incazzate", portando al massimo l'eccitazione delle due cagne, tanto che Iole assume iniziativa personale e batte il terreno allargando sempre di più, ma senza fermare, mentre la setterina ferma ancora qualche volta, ma le starne se ne sono già andate al nostro avvicinarsi involandosi a 20/30 metri di distanza. Sono contento per ciò che la figlia di Titan mi ha fatto vedere, ma sorpreso, meravigliato ed estasiato per la quantità incredibile di starne viste, tutte grosse e mature da non distinguere le giovani dalle vecchie. Che spettacolo e che amarezza pensando all'Italia! Si ritorna al campo base, dove impigrisco per tutto il giorno in attesa che le temperature serali, più sopportabili specialmente per i cani, ci permettano di fare un'altra uscita, ma mentre stiamo chiacchierando sentiamo le starne bisticciare fra loro a non più di cento metri dal recinto e decido di tentare un'uscita con Zora e Betty. Malauguratamente, subito dopo lo sgancio, vedo le starne, una quindicina, partire per loro conto, senza che le due cagne le vedano e ne sfruttino la presenza, tuttavia continuo il turno cercando di indirizzarle verso quel gruppo di ulivi ed erba alta, dove ho visto la rimessa. Zora gira attorno al boschetto, ma non le avverte e queste, appena passata, partono spontaneamente a trenta metri, sulla desta, a ridosso della recinzione di un capannone, impossibili da fermare. Ne marco ancora la rimessa, fatta vicino ad una cavalla grigia che sta pascolando, libera, con il suo puledrino marrone, ma quando Betty finalmente arriva in quella zona, si ferma a guardare incuriosita i due animali e dopo pochi istanti la brigata, arrabbiata perchè nessuno la ferma, se ne va ed io, pur vedendone la lontana rimessa, chiamo e lego le cagne, francamente un po' deluso, con l'intenzione di portarle al guinzaglio sulle starne. E così farò o, meglio, tenterò di fare perchè quando sono ancora molto distante da queste meravigliose creature, decidono di salutarmi, proprio come indesiderato ospite, dimostrando che, pressate ed infastidite frequentemente da Kristos ed altri, si sono scaltrite e non si lasciano più avvicinare tanto facilmente. E pensare che qualche volta mi sono sentito dire che le starne in pianura sono troppo coglione! Alle 19, come avevamo programmato,  Evangelos ( ma sarà poi vero? Non è che gli manca il fisico?) non viene perchè vuole incontrare la madre, una dolcissima Signora molto distinta che vive a Tessalonica e che conoscerò in serata, quindi partiamo, Kristos ed io, con Betty, ancora, con Birba, Gaia e Iole e le faremo correre in coppia così come le ho indicate. Altro bel turno dove, tuttavia, si vede la mano dell'addestratore in quanto Birba è più ordinata e precisa della sorella, senza tuttavia perdere smalto e determinazione, ma come cagna che gia sa quel che deve fare e cosa deve cercare, con sagacia ed una certa esperienza maturata in un mese di addestramento. Tuttavia non incontreranno, ma vedremo due brigate di starne partire a ridosso di manufatti od ai bordi delle strade, difficilmente raggiungibili e non si deve dimenticare che le condizioni climatiche sono sempre proibitive e non aiutano certamente i cani. Dopo aver abbeverato le due povere creature, cambiamo posto e liberiamo Gaia e Iole in una vastissima serie di stoppie, mentre in lontananza, sulla sinistra, vediamo pascolare un gregge di capre e pecore, circondate da qualche cane da pastore, dai quali sarebbe meglio stare alla larga. Gaia è fantastica ed inizia un turno da grande cerca andando a vedere in tutti gli anfratti  o passando vicino alle macchie di ulivo, come una cagna esperta e smaliziata, senza mai rallentare o mettere il naso a terra, veloce ed elegante come sempre, mentre Iole per un paio di minuti la segue da vicino (non ci si deve dimenticare che non ha ancora sette mesi che compirà il giorno 10), poi si stacca e fa un turno bellissimo, con aperture ampie e precise, indipendente e coraggiosa, con galoppo velocissimo e gradevole, anche se ancora in fase di costruzione e di assestamento. Che bella sensazione ho avuto e che futuro interessante ho intravisto per questa figlia di Ada e Titan. Anche in questa occasione vediamo le starne, ma sempre in posizioni difficilissime e le cagne non hanno, nonostante il grande impegno e l'esperienza di Gaia, potuto utilizzare. E' quasi buio ed andiamo a cercare una doccia in attesa che venga l'ora del ritrovo serale, per la cena, con appuntamento alle 22 alla casa che Evangelos ha da quelle parti, ad una trentina di kilometri dal canile e da Salonicco. Fra una chiacchiera ed un'altra ancora, fra una stretta di mano ed un saluto a nuovi amici, arriva mezzanotte che stiamo ancora sistemandoci a tavola e, naturalmente, ce ne andiamo a dormire (faccio per dire perchè il caldo non me lo permetterà) che sono quasi le tre. Kristos mi dice che arriverà alle sei a prendermi, ma io alle cinque e mezzo sono gia fuori del recinto alla ricerca, con Zora e Betty, di quelle starne che ci hanno preso in giro il giorno prima, ma sarà la stessa cosa anche oggi perchè alla luce incerta del giorno che sta nascendo le vedrò partire in lontananza, non una, ma due brigate, senza dare il modo e l'opportunità alle due disperate di poterle, non dico fermare, ma almeno incontrare. Le cagne, tuttavia, fanno il loro lavoro, anche se la giovane fa spesso riferimento alla madre, e dopo qualche minuto mi dirigo alla volta di una lontana bella e nuova abitazione, con stalla annessa, nei dintorni della quale Kanidis mi ha detto esserci ben tre voli, ma al nostro avvicinare escono alcuni cani inferociti e decido di non correre rischi, lego e me ne vado ad aspettare la mia impagabile guida. Ci portiamo alcuni cani giovani ed andiamo al cimitero di macchine gia visitato il giorno prima, ma anche oggi starne, starne ed ancora starne, e nessuna ferma, a parte Iole che, a fine turno, si rovescia sulla destra da dove parte un'isolata che aveva a non più di un metro di distanza. Ritengo, tuttavia, che per i cuccioloni siano tutte esperienze necessarie o, ancora meglio, indispensabili per farli maturare in fretta e darci modo di capire cosa potranno fare da grandi. La sera precedente Evangelos mi aveva detto che lui, assieme a Minas e ad altri amici colleghi e cacciatori, sarebbero andati qualche giorno a caccia in Serbia, nei dintorni di Scophje, chiedendomi di fare loro compagnia, ma, pur apprezzando tantissimo l'invito, non potrò accettare perchè a Catania l'amico Sergio Pappalardo, che mi ospita, ha qualche problema in quanto è senza "massaro" e deve chiedere agli operai che lavorano nell'agrumeto di dedicare qualche ora ai numerosi cani rimasti nei box, ma loro se ne vanno alle 13 e non tornano se non alle 6 della mattina dopo, lasciando i cani soli per troppo tempo. Quindi urge il mio rientro e ci diamo appuntamento, appunto in Serbia, fra la fine di Agosto ed i primi giorni di Settembre, a rivedere starne ed a parlare di pointer. Mi ci vorranno, come per l'andata, ben 21 ore fra strada e traghetto, ma ne valeva la pena. Grazie Evangelos, grazie Minas, grazie a Kanidis ed a tutti gli altri che via via ho conosciuto, per l'invito e per la bellissima esperienza vissuta. Sul battello avrò modo di pensare alla Grecia ed alla Serbia che mi appaiono, oggigiorno, le due nazioni meglio attrezzate in quanto a starne, presentandosi e proponendosi come i paesi del futuro per la cinofilia venatoria ed agonistica, un futuro più immediato per la Grecia per le note e tristi vicissitudini patite dalla Serbia causa la recente guerra che ha lasciato dei segni ancora molto evidenti, dolorosi e che richiedono tempo per rimarginare.

22 Agosto 2005 - Catania - Vado spesso con i cani nella riserva privata che gli amici Claudio Brischetto, Davide Caruso e Sergio Pappalardo, mio munifico ospite, hanno a cinquanta kilometri circa da Catania. Dalla strada provinciale che porta da Paternò a Troina, a salire, abbraccia colline arse dalla calura estiva, dove le stoppie invase da mandrie di bovini predominano alternandosi ad erbai spinosi e sassosi, macchie di peri selvatici, mandorli in ordinati filari e giganteschi eucalipti, fino ad arrivare ai 5/600 metri di altitudine servendosi di alcune strade in terra battuta, sconnesse e piene di ciottoli e rocce taglienti, percorribili unicamente con un buon fuoristrada. Soltanto una è parzialmente asfaltata, quella che porta a S.Paolo, anche se con qualche frana, e mi permette di salire con lo Scudo fino a metà della collina centrale da dove posso arrivare, a piedi, fino ai quattro confini della riserva dell'ampiezza complessiva di 1.200 ettari circa. Nelle zone più impervie si trovano parecchi conigli selvatici, qualche lepre negli arati e diverse "ciuccate" di coturnici, chiamate "pernici", qualche quaglia, senza contare i nugoli di colombi torraioli che arrivano all'alba dalle città vicine, ma non mancano i colombacci. Giovedì scorso sono andato da solo perchè Sergio non aveva tempo, ho parcheggiato il più in alto possibile, ho fatto scendere due cani e mi sono diretto ad est, verso il chiarore dell'alba da dove, di lì a un'ora, sarebbe comparso il sole. Devo esplorare questa zona per prima in quanto, puntualmente, verso le sette e trenta di ogni mattina appare, quasi all'improvviso, un enorme branco di pecore scampanellanti, guardate a vista da una decina di cani, maremmani e meticci, dai quali è prudente mantenersi alla larga, mentre il secondo turno lo faccio nell'altro versante, verso ponente, dove non ci sono problemi di sorta, se non le numerose recinzioni, fatte di rete a maglie larghe e reticolati, che i cani superano passandovi sotto, mentre io devo per forza scavalcarle, rimediando spesso qualche strappo ai pantaloni. I primi due cani sono: Luca, un setter bianco-arancio dal naso anche troppo fino, che gli fa fare qualche ferma in bianco, ma con una avidità ed un coraggio commoventi, e Dogi, un bel bretoncino proveniente dalla Serbia, di chiara marca Dragan, simpatico e gradevole nel lavoro ampio e continuo. Facciamo un largo giro, inerpicandoci, attraversando canaloni impervi e biondissime stoppie, a volte salendo un costone roccioso, a volte scendendo una scoscesa parete fin quasi a raggiungere la strada provinciale, per poi risalire sempre alla ricerca delle difficili coturnici, le cui abitudini conosco poco e per sentito dire. Sento e vedo volare due pernici, una più grande dell'altra, partite da una lunga striscia di sassi, ricoperti da erbacce e cardi selvatici, ammassati dagli agricoltori per ripulire i campi, e qualche istante dopo appare Luca, ma non sono in grado di dire se le ha fermate oppure no. Il furgone è ormai vicino quando sento lo scampanellio delle pecore che si avvicinano e, dopo averli abbeverati, rimetto i cani nella loro gabbia, ne faccio scendere altri due e, tenendoli al guinzaglio per andare oltre una larga e lunga fetta di terreno arato, prendo a sinistra con il sole alle spalle. Una è Daisy (Alle x Milord) e l'altra è Betty (Zora x Tartaro) e subito a superare reticolati, a salire lungo ripidi canaloni che non vedono acqua da mesi, ad attraversare stoppie ormai interamente divorate dagli animali al pascolo, seguendo un percorso tale da incontrare ogni mezz'ora circa una pozzanghera d'acqua creata dai pastori per abbeverare le loro mandrie ed utilissime per rinfrescare i cani. Due giorni prima, attorno ad una di queste pozze, avevamo trovato, Sergio ed io, cinque pernici, avvertite dalla pointer Olimpia (Panda del Duda x Ronaldo), ma non fermate e, sperando di ritrovarle, mi dirigo,  a scendere, in quella direzione. Daisy è su in alto e Betty davanti a me che dà l'impressione di avvertire qualche cosa di interessante, ma che non concretizza e passa sotto un grosso mandorlo che verdeggia vicino al laghetto, dove si immerge bevendo avidamente, ma mentre mi accingo a mia volta ad andare oltre, dalla chioma folta della pianta, sotto la quale pochi istanti prima è passata la pointer, uno sbattere d'ali di un animale che si invola mi fa pensare lì per lì ad un colombaccio, ma il fragore è troppo metallico e mentre mi rendo conto di cosa si tratta, altri si involano alla stessa guisa, e vedo i cinque cotorni, ad ali spiegate, dirigersi verso la parte più in basso di un grande canalone, attraversarlo e puntare decisamente verso una vasta stoppia, scomparendo alla mia strabiliata vista dietro un lontano avvallamento del terreno. Sono stupefatto, incredulo e mentre guardo Betty che si allontana precipitosamente a rincorrere le "pernici", ripenso all'evolversi dei fatti ancora convinto di avere sognato, mi volto a guardare il mandorlo e rivivo la scena attimo per attimo, sensazione per sensazione. Ne avevo sentito parlare come di una cosa possibile ma non frequente ed il fatto che fosse capitata proprio a me, così inesperto di coturnici, non mi pareva vero e gia pensavo: ma quando la racconterò, mi crederanno? Avvolto da questi pensieri non dimentico di dirigermi verso la stoppia dietro la quale sono sparite le "pernici" nella speranza di ribatterle ed in effetti ne trovo tre, ad una ad una, ma le trovo io, non i cani. Ormai sono a due terzi del mio lungo giro e mi dirigo alla volta del furgone che scorgo da lontano quando, sulla strada sterrata che si snoda sul crinale vedo apparire la macchina di Elio, un proprietario terriero, ed il guardiacaccia che mi chiedono se ho incontrato oppure no e dopo qualche istante di esitazione, racconto loro l'accaduto e questi non si dimostrano sorpresi, ma mi dicono candidamente che "i pernici" fanno questo ed altro, scendendo in particolari e raccontandomi alcuni episodi che ascoltavo estasiato come i bambini a cui la nonna racconta di draghi e fate. Sono quasi le nove, il sole picchia, saluto i due e riprendo il cammino, un'altra gola, un'altra stoppia, ancora piante di pere selvatiche e sotto una di queste Daisy ferma, col naso all'insù, cosa che purtroppo fa spesso cercando a vista passeri, merli od altri uccelletti, ma questa volta si tratta di ben altri animali: sono dieci "pernici" che si involano strillando, radendo il terreno in modo tale da confondersi con le loro stesse ombre che corrono nitide e veloci sulla stoppia assolata facendomi credere, in un primo momento, trattarsi di una brigata ben più numerosa, ma quando poco dopo hanno varcato, ben distese, il dosso ho potuto contarle e verificare che erano "soltanto" dieci. Sono rimasto ancora una volta a bocca aperta, ma non tanto perchè avevo visto le coturnici partire dall'albero, quanto perchè mi capitava di assistervi per la seconda volta in una mezz'ora ed anche perchè non si trattava delle "pernici" di prima, ma erano un'altra famiglia, più numerosa e quindi a pensare al perchè di tali atteggiamenti, alla eventualità che fosse semplicemente un'autodifesa da volpi o falchi, oppure per stare più fresche, oppure perchè non è poi una cosa che si verifica tanto raramente come dicono, oppure......Ho notato che entrambi gli alberi, il mandorlo ed il pero selvatico, avevano il tronco non perpendicolare al terreno, ma molto inclinato formando da un lato un angolo ottuso di centoventi gradi circa e dall'altro un angolo acuto di sessanta e quindi: ma ci sono volate su quegli alberi oppure ci si sono arrampicate camminando sul tronco? La corteccia era abbastanza ruvida ed increspata, quindi non potevano correre il rischio di scivolare eppoi sono animali abituati ad arrampicare lungo pareti rocciose ben più ripide e pericolose, quindi potrebbe essere che vi sono salite a piedi. Oppure no? E' stata una giornata nella quale non ho visto nemmeno una ferma, ma sono certo che i cani avranno modo di rifarsi in altre occasioni, come sono altrettanto certo che io non avrò più la possibilità di rivivere una simile esperienza, ma è stata per me talmente eccezionale che la ricorderò ancora incredulo per tutta la vita fino a che, un giorno, avvolto dalle nebbie della sclerosi, mi convincerò di averla soltanto sognata.

 

1) Alcuni cuccioloni in primo piano, con sullo sfondo i cani più adulti, nel canile della villa catanese, poco prima della partenza per la Grecia 2) Il bellissimo forte all'uscita del porto di Brindisi 3) L'incantevole lago di Joannina in Grecia

 

22 ottobre 2005 - Sono tornato a Modena per risolvere alcune questioni, piccole e grandi, e ne approfitto immediatamente per rimettermi in contatto con Voi e raccontarvi questi mesi di vagabondaggio dalla Sicilia alla Grecia, alla Macedonia ed infine alla Serbia, contatti che non ho potuto avere in quanto il mio portatile, ad un certo punto, ha smesso di funzionare e l'aiuto di mio figlio, per telefono, e di altri esperti Greci e Serbi non hanno contribuito a  superare il problema. Incominciamo dunque dalla Grecia: quante starne a Salonicco! E' difficile anche da raccontare, ma ci proverò. Mi sono sistemato in un elegante e confortevole chalet prefabbricato, in legno, attiguo al canile di Cristos Kanidis e di sua proprietà, attrezzato nell'ultima parte del mio soggiorno anche con antenna satellitare, per captare canali italiani, con un nuovissimo televisore, indispensabile perchè alla sera in quella lontana periferia di Tessalonica, non ci sono altre attrattive. All'imbrunire, quando davo da mangiare ai cani, si sentivano tutt'attorno i richiami delle starne, richiami che si ripetevano puntualmente tutte le mattine alcuni minuti prima dell'alba. E' questa una vastissima zona dove si sono e si stanno installando, numerose aziende di vario tipo e misura, e gli appezzamenti di terreno ancora liberi che si trovano fra un capannone e l'altro sono solo ed asclusivamente stoppie ed in ognuna di queste si trova almeno una brigata di starne, quando non due o tre. Spesso le vedo, passando con lo Scudo, che pascolano tranquillamente ai bordi delle strade in gruppi mai inferiori a dieci unità, ma generalmente di quindici/venti pezzi, disturbate soltanto dallo sbattere leggero della portiera e dal mio apparire con un pointer al guinzaglio. Ovunque si nota una vegetazione verde, composta da pianticelle alte dai trenta ai quaranta centimetri, munite di piccole spine sul fusto principale, con dei piccoli frutti tondi gialli, quando maturi, della misura di un pisello, ed in alto pochi fiori a cinque/sei petali di un bellissimo colore fra il blu ed il viola. Questa pianta erbacea della quale non ricordo il nome e che non esiste in altra parte della Grecia, a tratti è più fitta ed a tratti più rada, ma ha una grande particolarità, alla quale si attribuisce la forte consistenza di starne, ed è quella che capre, pecore e vacche, che qui passano sciamando in perenne ricerca di cibo, non amano e quindi non mangiano, permettendo che questo tappeto verde funga da protezione e riparo dai predatori, specie poiane che qui volteggiano in coppia, e da nutrimento con i loro piccoli frutti gialli ed acquosi. Cambiavamo spesso terreno ed ultimamente andavamo anche su una dolce collina che aveva alla sua destra una grande discarica di rifiuti, sulla sinistra una strada sterrata di poco traffico,  qua e là qualche fabbrica o capannone, e tutta stoppia mescolata a quella verde vegetazione di cui vi ho appena parlato. Ebbene in un tratto non più largo di cinquecento metri e non più lungo di settecento abbiamo "alzato" undici voli di starne per un totale complessivo, presumibile, di duecento animali. Incredibile! Un'altra volta, con Mavridis, siamo andati a liberare una mia giovane pointer in una striscia di grano, ancora in piedi perchè forse non valeva la pena raccoglierlo, stretta fra un'altra discarica ed un canalone scavato dal tempo e dalle piogge, e qui abbiamo fatto volare in pochi minuti sette brigate, tutte numerosissime e ben pasciute. Anche troppe si dirà e sono daccordo: i cani si disorientano e perdono la testa di fronte a tanta abbondanza, specie se giovani, ma che bellezza! Nel frattempo Zora, coperta con Titan, stava ingrossando giorno dopo giorno e lasciava presagire un parto abbondante. In una delle varie uscite, io e Cristos, abbiamo abbandonato la strada asfaltata di traffico consistente, abbiamo parcheggiato fra due grandi capannoni e ci siamo inoltrati  nelle stoppie con un cane ciascuno al guinzaglio, sganciandoli subito a vento buono. Io avevo Betty e lui un setter di sua proprietà. La pointer si allontana con la sua solita avidità, irruenza ed eleganza nel movimento e nel portamento di testa, incurante della fastidiosa e fitta vegetazione verdeggiante, allontanadosi con percorso abbastanza irregolare, ma sempre a vento, fino ad apparire come un lontana pioccola e frenetica macchia bianco e nera. Col mio solito fischio da pecoraio la richiamo perchè non si allontani eccessivamente e questa mi ascolta e ritorna verso di me, ma quando ancora si trovava a cinquecento metri, con vento a sfavore, investe una brigata di starne e la insegue accanitamente finchè la perde di vista e riprende a venire nella mia direzione, ma quando ormai mi era a non più di cinquanta metri, ne investe un'altra che mi passa di fianco andando alle mie spalle verso la strada asfaltata, con la cagna dietro, sorda ai miei richiami. Intuisco immediatamente il pericolo e mi metto a corre anch'io per impedire che Betty si avvicini alla strada, ma inutilmente: le starne la sorvolavo e la cagnetta dietro, passando incolume fra due macchine ed andando oltre. Continuo a correre fino a farmi scoppiare il cuore, ma succede quello che temevo: perse le starne, Betty ritorna e riattraversa l'alfalto maledetto proprio mente passa un pesante autocarro che la investe nonostante un disperato tentativo di frenata e la vedo rimbalzare una, due, tante volte sotto l'automezzo, che tuttavia non la sciaccia. Le macchine che seguono riescono a schivare la cagnetta, che, vedendomi in ginocchio ai bordi della strada, guaiendo, si trascina con le sole zampe anteriori verso di me lasciando una striscia di sangue sull'asfalto e si accascia stordita e sanguinante fra le mie braccia, priva di sensi. Mi si stringe ancora la gola nel rivedere e nel descrivere la sequenza degli avvenimenti. Gridavo ed imprecavo al cielo, oppresso dalla mia disperazione, mentre telefonavo a Cristos perchè mi raggiungesse subito col furgone per andare alla ricerca di un veterinario. Ne conosceva uno che aveva l'ambulatiorio a poca distanza e ci precipitiamo. La cagna non dava segno di vita e le prime parole del medico non sono state incoraggianti: "se non interverrà una emorragia interna nelle prossime 24/36 ore.....", tuttavia dalle lastre non appaiono fratture, se non al piede anteriore sinistro, sul quale, probabilmente, è passata una ruota del camion e dopo le prime iniezioni di non so cosa, Betty apre gli occhi e respira quasi regolarmente, ma non riesce a muoversi e così resterà per due settimane, sdraiata sulla brandina di Zora, che usavo come letto e lettiga, mantenuta in vita con flebo di acqua glucosata, sali minerali e vitamine. Decido di andare ungualmente a Belgrado, come era nei programmi, incoraggiato anche da Dule che mi raccontava di un suo caro amico, Professore di fama internazionale e direttore della Università veterinaria di quella città, che, conosciuta la circostanza, avrebbe visto volentieri la cagnetta. Con una serie di iniezioni fatte dal Professore in persona, Betty si è subito sentita meglio e la sera ha mangiato con avidità, sempre da posizione supina. Natalinci, dove io abito, dista ottanta kilometri da Belgrado e tutte le mattine, accompagnato dall'amico Dragan ed atteso all'Università da Dule e dall'amico Professore, ho fatto avanti ed indietro fino a quando Betty è riuscita, con il mio aiuto, a fare i primi passi barcollanti, continuando poi la cura stando a casa e facendole io tutte le iniezioni necessarie. Ora la piccola sta molto meglio ed ha fatto progressi enormi tanto che ha ripreso a correre ed a cacciare, anche se con molti problemi ancora.  Zora nel frattempo, invece di crescere continuava a calare fino a quando mi sono reso conto che non era gravida ed il giorno 15 ottobre, giorno del presunto parto e quindi di grande aspettativa e speranze, è stato uno dei giorni più neri ed avvilenti del mio viaggiare ed ha sconquassato tutti i miei programmi. Speriamo nella prossima primavera. Nel frattempo ho comprato da Ezio Casagrande ANDREA di Montale Rangone (Zora di S.Pellegrino X Atom di S.Pellegrino). Come mai? E' un cane che io avevo dato ad Ezio all'età di 7/8 mesi, ma che ha avuto una vita travagliata con tanti passaggi di mano: prima in Serbia con Darko, poi a caccia con il proprietario, poi Girandola ed in fine io. Me lo sono portato in Sicilia per vedere come si comportava sulle coturnici e quando l'ho visto correre, me ne sono invaghito ed ho proposto ad Ezio di cedermelo. Ora il cane mi appartiene e me lo sono portato in Grecia, l'ho fatto vedere a Mavridis (ricordate? è il vincitore del Campionato Europeo Pointer con Dario e della Coppa Europa con Giuseppe) e gli ho chiesto cosa ne pensava e se se la sentiva di portarlo avanti e lui ha accettato con entusiasmo. E' un cane di bellissima costruzione, testa nera da Molto Buono abbondante, garrese alto, groppa e spalla perfette, di grande mentalità, eleganza, distinzione, con bellissimo movimento e portamento di testa ed ottima espressione in ferma. Farà parte dei miei programmi di allevamento dei quali parlerò più avanti. Anche IOLE di S.Pellegrino, ultima cucciolata con questo Affisso, figlia di Ada di S.Pellegrino X Titan, è rimasta in Grecia acquistata dal Dott. Paschopoulos Minas e data a Cristos Canidis perchè la prepari per le prove, a grande cerca naturalmente. Ha dei mezzi enormi e non dico altro, per scaramanzia. In Serbia, nel frattempo, nelle mani di Darko Milosevic, sono finiti BUM e BARONE di Montale Rangone (Corbucci e Scala i proprietari) in quanto, viste le loro qualità, dovrebbero affrontare il Derby del 2006 sotto la sua guida (anche Bum e Barone faranno parte dei miei piani di allevamento per un prossimo futuro). Ultimamente ho preso una casa a Natalinci, l'ho ristrutturata ed arredata di tutto punto e potrò abitarla senza affitto a tempo indeterminato. E' dotata di un grande giardino, di due piccole ed antiche costruzioni che alcuni operai mi stanno adattando a canili, il tutto recintato,  giardino che continua poi con  una striscia di terreno larga cinquanta metri e lunga più di centocinquanta che è mia intenzione utilizzare per i cani giovani, dopo adeguata recinzione. Vivrò quindi fra la bellissima ed abbondante selvaggina di Topola, dove ho preso una vasta zona di 2.500 ettari per la caccia e l'addestramento, in società con il Dott.Zambelli ed il Prof.Piz, le starne di Salonicco e le coturnici di Sicilia, Sergio Pappalardo permettendo. Credo e spero che un buon allevamento e queste condizioni ambientali mi permetteranno di tirare su dei buoni pointers, il chè mi addolcirà il volontario esilio. Nel frattempo ho chiesto alle rispettive autorita cinofile di Grecia e Serbia il riconoscimento di due nuovi Affissi, in aggiunta a quello italiano, con nomi richiamanti Montale Rangone e San Pellegrino, ma non so ancora se Bruxelles me li concederà.

 

1) Una brigata, che si vede apena, in una delle stoppie a ridosso di fabbricati 2) La casetta prefabbricata di Kanidis dove sono stato alloggiato con, sullo sfondo, il canile 3) Capitano di Montale Rangone (Ambra x Tartaro) in ferma su starne

 

 

1) Mavridis con una sua brava pointer e sullo sfondo le starne in volo 2) Ancora Theo mentre accarezza Andrea di Montale Rangone (Zora x Atom) alla partenza delle starne

 

1) La bellissima espressione di Gaia di S.Pellegrino (Ada x Milord) sulle starne con Kanidis che la controlla 2) Di nuovo Kristos mentre si complimenta con Birba di Montale Rangone(Zora x Tartaro) per aver fermato una brigata e per non averla rincorsa

22 Novembre 2005 - Sono appena tornato da una breve vacanza a Varazdin, in Croazia, a caccia con la sola macchina fotografica, nella riserva di Bartolobec che tuttora mi appartiene e che dall'anno prossimo passerà nelle mani dei quattro amici di Montale e Castelnuovo con i quali ho passato questi due giorni. Siamo arrivati, io e Milana, la ragazza serba che da qualche tempo mi accompagna, nel tardo pomeriggio di venerdì 18 all'albergo precedentemente prenotato, ristrutturato da poco e confortevolissimo, situato in una bellissima posizione collinare a ridosso della città, e, dopo aver sistemato le poche cose che avevamo con noi ed esserci accorti di aver dimenticato dentifricio e spazzolino da denti, scendiamo d'abbasso proprio mentre arrivano i quattro amici. Sono partiti da Castelnuovo al mattino presto proprio per poter arrivare a Varazdin in tempo per fare qualche ora di caccia pomeridiana e dai loro visi e dalle loro battute spiritose si capisce che l'uscita è stata interessante e divertente. Non li vedo da mesi e quindi i saluti e gli abbracci si sprecano, poi vanno nelle loro camere per depositarvi i fucili, per una breve doccia ed eccoci pronti ad andare da "Pero", il ristorante nel quale vado dal 1982, al centro della riserva chiamata "Trecka" nella quale ho cacciato per tanti anni, che mi è stata sottratta in maniera vergognosa, ma che mi accorgo, entrando nel cortile dove abitualmente libero i cani, essere ancora pesantemente nel mio cuore. La serata passa rapidamente fra lazzi e battute spiritose, che mi mancavano da troppo tempo, e si conclude verso le dieci di notte, per me e per Milana, mentre loro restano ancora qualche minuto, probabilmente per commentare questa strana coppia. Ci si ritrova alle 8 e 30 del mattino successivo al distributore di benzina, con annesso bar e ristorante, a Bartolovec e dopo il caffè di rito, ce ne andiamo sul terreno. I due guardiacaccia che abitualmente ci accompagnano, non sapendo della mia improvvisata, non hanno portato nemmeno un fucile e quindi mi armo con la inseparabile Nikkon F 70 e ce ne andiamo a caccia, Andrea e Rino da una parte, Danilo e Diego dall'altra e siccome questi due hanno soltanto un cane ciascuno, io e Milana ed Emy, la pointer bianco/fegato, ci accodiamo mentre il freddo incomincia a farsi sempre più pungente nonostante un bellissimo sole rossiccio cerchi di illuderci e di convincerci del contrario. Diego, come sempre, in poco tempo sparisce con il suo setter di nome Raul e ne seguiamo gli spostamenti ascoltanto le fucilate che di tanto in tanto ci arrivano all'orecchio, finchè dopo un'ora ce lo ritroviamo di fianco costretto a raggiungerci soltanto perchè la recinzione dell'Autostrada Varazdin-Budapest gli ha impedito di andare altrove, altrimenti lo avremmo rivisto certamente al ristorante all'ora di pranzo. Siamo, ovviamente, rimasti con Danilo il cui cane appare molto sospettoso, inspiegabilmente, in quanto ricordo che l'anno scorso viaggiava come un treno, e non si muove dai piedi dell'avvilito amico, mentre Emy si dà da fare, anche se non allarga come di consueto e come io la preferisco. Dopo qualche tempo il setter si sveglia ed incomincia a cacciare "come Dio comanda" fermando ripetutamente in mezzo al granoturco ancora in piedi tanto che spesso dobbiamo cercarlo perchè non sappiamo dov'è. Danilo appare ora molto soddisfatto e felice per il buon lavoro che il cane svolge, riporti compresi. Io e Milana dopo un paio d'ore ritorniamo alla macchina per cambiare cane e ne facciamo scendere uno che ho da pochi giorni e che devo portare in Grecia a Minas, un bel pointer bianco-nero di Dule, di cui non conosco il nome, ma che risponde prontamente quando lo chiamo Chicco, cane con molta avidità, che non ama allargare all'infinito, continuo nell'azione e di buon movimento, che ferma bene fagiani e lepri, ma con qualche incertezza ancora sulle starne. La mattinata finisce a tavola con le solite simpatiche, ancorchè velenose, frecciate che i "quattro dell'Avemaria" si scambiano in continuazione, seguite immancabilmente da fragorose risate. Si riprende a cacciare nel primo pomeriggio e questa volta ci portiamo dietro Zora e Betty, ma ce ne andiamo per conto nostro in quanto, conoscendo le loro caratteristiche, non vogliamo disturbare il lavoro dei setter di Danilo e Diego, silenziosamente riconoscenti per questo nostro riguardo, pure loro a conoscenza di quanto allarghino le mie due creature. Ed infatti le perdiamo di vista subito dopo per ritrovarle in ferma e consenso dopo parecchi minuti o vederle ricomparire dal folto di un granturcheto a distanza di parecchie centinaia di metri, oppure uscire da uno dei tanti boschetti disseminati per la riserva, indirizzati dal canto esasperato di qualche fagiano maschio che non ha sopportato più di tanto la loro presenza. Zora non rincorre, ma Betty si, sempre, anche se ancora parzialmente menomata nella corsa dall'incidente di Salonicco, ma non certamente nella grandissima mentalità, esuberanza e passione. Recentemente sono andato all'Università Veterinaria di Belgrado, dal Professore amico di Dule che l'ha rimessa in piedi, il quale ha dimostrato grande soddisfazione dopo averla esaminata attentamente, tanto che è sua convizione possa, in un prossimo futuro, riprendere completamente la mobilità che aveva prima e, proprio per facilitare questo completo recupero, mi ha prescritto un farmaco di recente scoperta, che ho dovuto ordinare in Italia perchè qui ancora non si trova, il Tolfedine, anti-infiammatorio a base di acido tolfenamico, da iniettare sottocute, a giorni alterni, per tre volte. Non mi illudo, ma ci spero tanto, specialmente dopo aver conosciuto e sperimentato la grande professionalità e competenza dell'illustre Professore. Ritornando alla caccia, ben presto si fa scuro ed alle 16 decidiamo di interrompere la passeggiata e di tornare alla macchina e quindi in albergo dove una doccia molto calda ci fa riprendere i colori abituali che il freddo aveva reso paonazzi, poi la solita cena a base di stinco e filetto di vitello al forno accompagnato da frizzante Cartize che gli amici, immancabilmente, si portano dietro ovunque vadano. Purtroppo avevo promesso di fare assaggiare a Milana alcune specialità Castelnovesi come il salame, la coppa, i ciccioli od il famosissimo aceto balsamico, per i quali riusciamo ad avere un ottimo CAC/CACIT a livello internazionale, ma una imperdonabile dimenticanza o distrazione, dovuta probabilmente alla incalzante sclerosi dei quattro,  me lo ha impedito. Sarà per la prossima volta e per farsi perdonare hanno giurato che porteranno da casa anche il tortellini fatti a mano, a Castelnuovo di Modena, naturalmente. La mattina della Domenica arriviamo alla pompa di benzina alla solita ora, ma gli amici sono gia fuori, a caccia, perchè hanno intenzione di interrompere alle undici per poter ritornare a casa entro la nottata. Facciamo scendere, a due a due, tutti i cani poi saluti ed abbracci, specie a Milana chissà perchè, ed alle dieci ce ne torniamo verso la Serbia e Natalinci, mentre una improvvisa nuvola scarica, quasi a ciel sereno, preoccupanti fiocchi di neve che presto scompariranno per ricomparire poi vicino a Belgrado ed accompagnarci fino a casa.

26.01.2006 - Sono d'accordo con Evangelos e Minas di incontrarci giovedì 19 Gennaio a Skoplje per stare con loro in compagnia, innanzitutto, poi per consegnare al secondo il pointer di Dule di nome Kani (il mio Chicco) ed in fine per parlare della nostra richiesta di "Affisso" all'ENCI greco e prendere gli ultimi accordi, ma i miei contrasti con Milana mi spingono a scappare prima del tempo e Domenica 15 sono già in viaggio, destinazione Tessalonica. Mi porto dietro quattro cani: Betty, Emy, Chicco ed una figlia di Ada x Titan che ho preso a Modena l'ultima volta che vi sono stato, speditami dal proprietario  perche io la provi e le trovi un eventuale compratore. E' bellina e simpatica anche se abbaia in continuazione quando è racchiusa in canile e forse anche questa è una delle ragioni per le quali il Signor Conversano vuole liberarsene. Arrivo a Salonicco nel primo pomeriggio quasi in contemporanea con Mavridis e Kanidis provenienti da tre giorni di gare a Caccia a Starne, dove Gaia si è distinta con bellissime prove, non sempre fortunate, e con un 1° Eccellente lusinghiero.  Sistemiamo i cani e poi ce ne andiamo in città a mangiare pesce. La mattina successiva fa un freddo boia ed il terreno ne risente indurendosi al punto da rischiare di spiedare i cani. Il primo ad uscire è Chicco che viaggia con la sua solita avidità, ma che butta in aria tutte le starne che incontra e ne incontra tante! Lo riporto a casa che zoppica sugli anteriori. Esco con Betty, ma sono più le ferme che fa sulle allodole in branchi che sulle starne ed anche l'ampiezza della cerca ne risente. Teo e Kristos mi avevano avvertito la sera prima di questo problema. Emy e Isabella (la figlia di Ada e Titan) escono insieme perchè temo di perdere la cagnetta nuova che ho da troppo poco tempo, ma non c'è problema in quanto non si allontana di più di trenta metri, contrariamente a quanto dettomi dal proprietario che me la aveva descritta come un autentico fulmine da grande cerca. Testa bassa, ferma (non "in ferma") in continuazione su tutte le tane di topolini o talpe, oppure sulle odorose allodole che non rincorre, mentre io ed Emy procediamo per la nostra strada, io allibito e lei felice di non avere vicino nessun rompiscatole e pronta a fermare due brigate non molto facili da ubicare in mezzo all'arato che non disdegna, abituata com'è alla tagliente lava dell'Etna.  Ritorno dopo un'ora circa al canile tenendo ogni tanto d'occhio Isa che, imperterrita ed incurante dei mie richiami, continua il suo orrendo lavoro a duecento metri di distanza. Entro nel recinto e non mi curo più di lei, finchè la vedo comparire dopo qualche minuto, probabilmente spaventata dal fatto di non sentirmi più fischiare dimostrando, almeno, di non essere stupida. Si è comportata proprio come un cucciolo alla prima uscita di casa. Nel pomeriggio vado con Kristos a vedere Birba e Gaia che, per fortuna, mi risolleveranno il morale con due turni fantastici, anche se con qualche piccola imperfezione, la prima da grande cerca e la seconda da brillantissima caccia a starne, ma con una intensità, un impegno ed una grinta eccellenti, il tutto condito da brillanti galoppi. Per ultima vedrò anche Iole e la trovo ben addestrata, con una cerca un po' più ristretta, ma ubbidiente ai richiami ed alle indicazioni di Kristos. Ha delle potenzialità enormi e non si deve dimenticare che ha soltanto undici mesi e la preparazione è, ovviamente, ancora incompleta ed io raccomando all'amico greco di non stringere troppo i tempi e di lasciarla maturare, per non toglierle quella brillantezza e naturalezza che tanto mi piacciono in lei. Ha un naso formidabile e non se ne dimentica mai, anche se le allodole la distraggono a volte. La mattina dopo esco ancora, ma mettendo i quattro cani in coppia, Betty con Isabella ed Emy con Chicco. Andranno meglio del giorno prima, ma continueranno a risentire della forte presenza di allodole, a parte Emy che non le ritiene degne di attenzione. Betty allarga di più e fermerà le starne tre volte, mentre Isa alternerà momenti più briosi, nei quali mette in mostra un bellissimo movimento, con ferme assurde ed inutili dimostrando di avere un gran naso, ma di usarlo malissimo ed inutilmente. Proprio non mi piace. Chicco mantiene il suo standard, fatto di continuità, voglia di cercare, bel collegamento e buon movimento; peccato che mi butti via tutte le starne che trova. A pranzo con i due greci, poi fuori con entrambi a vedere i loro cani. Vedrò anche Andrea e mi entusiasmerà per la sua mentalità, il movimento, la distinzione e l'eleganza, ma non lo vedrò fermare, nè lui nè tutti gli altri e tutti avranno problemi ai piedi. Un terreno veramente impossibile. Il mercoledì Isabella va un po' meglio, ma dà proprio l'impressione di non essere mai uscita dal box nei mesi precedenti, facendomi tuttavia vedere alcune belle aperture ed incominciando ad interessarsi anche alle starne che insegue con rabbia. Chicco mantiene lo stesso andamento brillante con la solita disarmante conclusione: non ferma, mentre Betty ed Emy, pur con infinite difficoltà dovute non soltanto al terreno durissimo, ma anche alla vegetazione che appare rada e bassa come la barba di un adolescente, si comportano degnamente e fermano con una certa continuità. Ritorno fuori, nel pomeriggio, con Kristos e Teo e vedrò dei bei turni, ma con i cani trattenuti dal terreno ghiacciato e con qualche spellatura che ne condiziona l'andamento. La sera, a cena, dico loro che l'indomani me ne andrò con Minas ed Evangelos in Macedonia perchè a Salonicco sono riuscito soltanto a spiedare i cani senza ottenere alcun risultato utile e così farò dopo aver fatto uscire tutti i cani, la mattina di Giovedì, prima di partire. Arriviamo a Skoplje che è gia buio e, dopo aver sistemato le nostre cose nel bungalow che ci è stato assegnato, incominciamo a parlare del nostro futuro, io seduto su un letto, Minas su quello a fianco ed Evangelos per terra sulla mokette (si scrive così?) un po' consunta, sorseggiando un eccellente whisky, loro due, ed io un ottimo bicchiere di rosso toscano Gallo Nero che gli amici hanno comprato apposta per me sapenso che non amo i liquori. La serata finirà poi in un eccezionale ristorante gestito da una famiglia di cacciatori, con alle pareti trofei e pelli varie ed un menù di prim'ordine. La mattina del Venerdì ci ritroviamo alle nove e trenta, in una località alla periferia di Skoplje di nome Suzuky, con Dragan, il capo-caccia, ed un accompagnatore ed usciamo a caccia, io con Minas e la macchina fotografica, Evangelos con un amico greco che lo accompagna spesso e che conosce perfettamente la lingua macedone. Naturalmente il primo cane è il famosissimo Chicco, del quale, durante la serata precedente, avevo raccontato tutto per filo e per segno e mantiene il suo solito andamento, sempre brillante, continuo e ben collegato, ma inconcludente: infatti butta via ben tre brigate di starne nel tempo di un'ora, fra il nostro disappunto e la costernazione dell'accompagnatore, senza che Minas abbia potuto sparare. Gli dico che sarebbe opportuno uccidergli almeno una starna per fargliela abboccare e vedere se capisce lo scopo della nostra camminata ed infatti, al quarto investimento, l'amico ne abbatte una sulla quale Chicco si avventa, la porta in giro con grande soddisfazione ed al fine, senza troppo farsi pregare, la riporta all'amico gongolante e sorpreso. Riprendiamo a cacciare e da lì a mezz'ora, ai bordi di una bassa vigna apparentemente incolta, Chicco ferma con decisione e bello stile. Segnalo la cosa a Minas che mi fa segno di avere visto e di avere la situazione sotto controllo ed infatti, mentre il pointer resta assolutamente immobile come impietrito tanto che faccio in tempo a scattargli due foto, con una espressione fantastica e masticando l'emanazione, l'amico gli si avvicina lentamente gustandosi la bellezza del momento, allorchè parte una brigata di una decina di elementi, tre spari ed una sola starna abbattuta che tuttavia nè il cane nè noi due riusciamo a trovare subito, ma che poi, ferita ad un'ala, schizza davanti al cane che la insegue e la abbocca riportandola ancora viva a Minas. Che gioia per tutti e tre e che sorpresa per l'accompagnatore che ancora appariva incredulo! Non abbiamo più incontrato, ma ci era bastata l'ultima azione. Alla macchina ho detto a Minas che avevo intenzione di partire per la Serbia, in quanto lo scopo della mia visita era concluso: avevamo preso gli ultimi accordi sul nostro prossimo allevamento, avevamo provato Chicco e la cosa era andata bene, oltre ogni più rosea aspettativa e le mie cagne erano doloranti al punto che, ne sono certo, anche loro desideravano rientrare a casa ed infatti, dopo aver salutato telefonicamente Evamgelos e l'amico, ho preso la strada per Belgrado. Quattro ore dopo ero a Natalincj.

Natalincj 23 Febbraio 2006 - LA STORIA DI ORLANDO del Duda

Non è una storia lunga e forse nemmeno tanto interessante, ma ve la racconto perchè ho intenzione di proporvelo con un'asta telematica simile a quella che ha riguardato Birba ed altri qualche mese fa ed è giusto e logico che la conosciate. Innanzitutto è figlio di Panda del Duda (Allevamento dell'amico Dusko Sormaz che ha preso il nome dal fatto che il figlio primogenito, all'età di un anno circa, anzichè chiamarlo con il vero nome, lo chiamava, storpiandolo, Duda),  femmina che è Ch.Yu. e It. di L. e R., e del Ch.Tr.It.Int.Ronaldo fratello di Ribot della Noce. Ha compiuto ora due anni, è un bel cane da Molto Buono abbondante, con bella espressione pointer non comune che diventa bellissima quando è in ferma, riporta correttamente e consente spotaneamente, anche se tende ad avvicinare, poco a poco, il compagno di turno, corto, bianco e nero, da Caccia Pratica e Caccia a Starne , in quanto non ha suffiente mentalità per la Grange Cerca, buon movimento, anche se non eccezionale, con ottimo portamento di testa, intelligente ed affettuoso. Ed ora le "dolenti note", ma andiamo per ordine. Dule, tempo fa, mi regalò Oxa del Duda (se ricordate ne avevo già parlato), aveva quattro mesi e crebbe molto bene dimostrandomi, giorno dopo giorno, di avere grosse potenzialità. Me la portai dietro in Sicilia e l'amico Sergio, proprietario della villa, con annesso agrumeto, di cui vi ho gia parlato abbondantemente, me la chiese dopo averla vista cacciare coturnici. Anche Claudio Brischetto la vide in quanto spesso allenavano assieme e se ne invaghì, ma non potendo comprarla in quanto incedibile, mi chiese se in Serbia aveva dei fratelli e se era possibile vederli. Mi informai ed in autunno  portai con me a Varazdin, proveniente da Belgrado, i due che erano ancora disponibili: uno era Orlando e l'altra la sorella Olimpia (che chiamai  più brevemente Olli). Li portai subito a caccia in quella che allora era la mia riserva, ma mentre la femmina si comportò bene, anche se era evidente che non era mai uscita dal box, il maschio, alla prima ferma ed al primo sparo, scomparve e lo ritrovai alla macchina. Voglio precisare che ho sparato sul cane in ferma in quanto avevo avuto assicurazione che il cane aveva gia cacciato prima di allora e non aveva dimostrato paura dello sparo, cosa che invece non era vera, visto il comportamento del cane. Probabilmente anche lui, come la sorella, non era mai uscito dal box ed io, come un pivello, anche se in buona fede, non mi ero preoccupato di avvicinare il cane allo sparo gradatamente, cosa che faccio sempre con i miei cuccioli o cuccioloni. Ormai la frittata era fatta e ne ebbi conferma la mattina successiva allorchè Orlando, alla prima ferma, alla partenza del fagiano se ne andò alla macchina immediatamente sebbene io avessi il fucile alla spalla. A Catania parlai dei due cani con Brischetto e gli dissi dello sparo. Li tenne entrambi in prova, ma dopo un paio di mesi me li restituì, la prima, così mi disse, perchè allargava anche troppo, ma si faceva recuperare a fatica, il secondo perchè non aveva risolto il problema dello sparo. Non convinto, incominciai a portarli fuori, con la mountain-bike, nell'immenso agrumeto che mi fungeva da palestra, sparando ogniqualvolta li facevo uscire dal box o davo loro il cibo o mentre mi passavano vicino correndo o mentre rincorrevano conigli selvatici (tutte cose che avete gia letto in altri capitoli) fino a quando mi sembrò che il maschio (la femmina non ha mai manifestato paure di alcun genere) addirittura si eccitasse allo sparo e li portai a coturnici in allenamento. La femmina dimostrò qualità eccellenti, con grande mentalità, bel movimento e ben collegata, mentre Orlando, pur con una cerca più ristretta, cacciava con avidità dimostrando una passione pari alla assatanata espressione che aveva, quasi a strabuzzargli gli occhi e non dava segni di insofferenza agli spari con la pistola. All'apertura della caccia azzardai il fucile alla prima coturnice: il cane non tornò alla macchina, ma mi venne dietro e li rimase per alcuni istanti prima di decidersi a partire di nuovo e così continuò e continua tuttora. Insomma: la pistola non gli da alcun fastidio, mentre il fucile, anche se non come prima, lo disturba ancora. Ora il cane è nelle mani di Darko da un paio di mesi perchè me lo addestri un poco, ma principalmente perchè non posso tenere maschi assieme alle mie femmine, per non avere incidenti spiacevoli in occasione dei calori e da qui l'intenzione di cederlo, via computer, al miglior offerente in quanto sono assolutamente convinto che per le prove di Caccia Pratica e Caccia a Starne possa eccellere anche se, almeno per ora, a caccia si dimostra ancora un po' preoccupato dal fucile. La cifra con la quale inizia l'asta e di 1.500 Euri e gli eventuali passaggi successivi saranno di 250 Euri ciascuno. A voi la parola.

27.02.2006 - Con e.mail, in data odierna, il Signor Conti Giuliano ha fatto la prima offerta per Orlando. La prossima, se ci sarà, dovrà essere di 1.750 Euri - La scadenza di quest'asta è fissata per il giorno 9 Marzo 2006, data del mio rientro temporaneo in Italia in occasione del Derby -

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28.02.2006 - Il Signor Forghieri Enrico ha portato l'offerta a 1.750 Euri. La prossima, se ci sarà, dovrà essere di 2.000 Euri -

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10.03.2006 - Modena - Come avevo promesso, in data di ieri 9 Marzo 2006, ho chiuso l'asta per Orlando del Duda e se l'è aggiudicata il Signor Forghieri per 1.750 Euri (a proposito: Orlando appartiene a Dule e non a me) -

 

Natalincj, 26 Maggio 2006 - (In questo racconto, vista la sua particolarità, ho voluto eliminare la "c" dura e la "q" accomunandole tutte nel suono della "k" - Può sembrare strano e forse anche stupido, ma, se ci pensate, si pronunciano tutte, ch, co, ca,cu e q, allo stesso modo e, comunque, è una prova che non costa niente ed può anche essere divertente) - Sono andato a Modena il 14 u.s., approfittando del passaggio di un amiko ke era kui ad allenare kani, per potermene poi tornare a Natalincj kon una vekkia e gloriosa Mercedes fuoristrada del 1988, di proprietà di un amiko di mio figlio, kon la kuale ha vinto due kampionati italiani ed un kampionato europeo di kategoria, da me akkuistata qualke giorno prima, via telefono, senza averla mai vista ma della kuale konoscevo vita e mirakoli. Il lunedì mattina ho inkontrato il proprietario, ke konoscevo da vekkia data perkè kondivideva kon Roberto, mio figlio, la passione per i fuoristrada, in un ufficio di Modena per sbrigare il passaggio di proprietà, poi l'assikurazione, il bollo, il pieno di gasolio, ed ero pronto a partire, ma tutti gli altri impegni akkumulati nel tempo mi hanno kostretto a partire la mattina successiva, dopo un breve passaggio in banka per fare rifornimento. Parto alle nove e trenta e sento subito ke, kome mi avevano assikurato, il motore kanta ke è un piacere e la guida è agevole, anke se le kuattro gomme a grossi tappetti, adatte per terreni umidi e skonnessi, sull'asfalto autostradale non sono l'ideale e trasmettono alla karrozzeria vibrazioni rumorose un po' fastidiose anke se giustifikate e motivate. Non me la sento di superare i cento all'ora ed in tre ore e mezzo arrivo alla frontiera di Trieste per poi proseguire alla volta di Lubjana, ma ekko improvviso, anke se temuto e, kuindi, non kompletamente imprevisto, il dramma: il dissolvimento della gomma posteriore destra. Poki kilometri dopo Postumia c'è un grosso distributore di benzina e da lì inkomincia la segnaletika ke ti avverte di un prossimo restringimento di karreggiata e ti invita a rallentare, ma proseguendo, a poko a poko ti akkorgi ke il restringimento finisce kon eliminare gradatamente le tre karreggiate per poi kostringerti a passare il guardrail e finire in un'unika korsia separata dalle altre due ke procedono in senso kontrario da paletti di plastika a forma konika ed a base larga, bianki e rossi. Ebbene, avevo passato il guardrail da un paio di minuti kuando la makkina ha inkominciato a sobbalzare, kuasi impazzita, improvvisamente e kon rumori assordanti dovuti allo sbattimento dei brandelli di gomma kontro il parafango. Andavo piano e kuindi non ho avuto grosse diffikoltà a fermarmi senza sbandare e le makkine e kamion ke mi seguivano pure non hanno avuto problemi perkè hanno seguito attimo per attimo l'evolversi del dramma kon il disfacimento della gomma porteriore destra e kuindi hanno potuto rallentare e fermarsi senza tamponamenti, anke perkè, ripeto, l'andatura era molto lenta dovuta, appunto, alla kondizione partikolare di kuel pezzo di autostrada. Kosa fare? Il traffiko dietro di me era kompletamente blokkato ed in poki minuti la kolonna di automezzi si allungava fino a perdersi all'orrizzonte, mentre nella altre due korsie ke procedevano in senso kontrario il traffiko kontinuava ad essere skorrevole e veloce, anke troppo. Mentre alkuni operai ke lavoravano nelle tre korsie kiuse avevano fatto kapannello al di là del guardrail e guardavono inkuriositi ed anke preokkupati kiedendosi, probabilmente, kome sarebbe andata a finire, decisi di spostare piano piano la makkina un po' a sinistra parkeggiandola fra un paletto e l'atro in modo da liberare, ma solo parzialmente,  la mia korsia anke se in tal modo ero kostretto ad invadere un poko kuella ke procedeva in senso kontrario, e dar modo alle vetture ke erano ferme dietro di me di riprendere la marcia verso Lubjana. Il serpentone ha kosì inkominciato a muoversi, molto lentamente, ma mentre le makkine passavano agevolmente, gli autokarri erano kostretti a sfiorarmi ed in tutti vedevo gli sguardi di kommiserazione prima alla gomma e poi a me, ma la kosa più preokkupante era la velocità kon la kuale autovetture a kamion delle altre due korsie passavano in senso kontrario perkè una lunga kurva naskondeva loro la scena ed il perikolo, ed lo sbracciami a poko serviva se non a riskiare di essere travolto e di provokare una katastrofe. Nel frattempo la mia konversazione kon gli operai sloveni kontinuava, anke se la mia konoscenza della lingua era approssimativa, ed ero riuscito a fargli telefonare alla polizia perkè, preokkupato più dalla probabile tragedia ke della mia vita, venissero a dirimere questa matassa da inkubo dalla kuale non potevo assolutamente uscire kon le mie sole forze. Ho pensato anke di sostituire la gomma sfasciata, ma gli autokarri ke passavano a poki centimetri non me lo permettevano ed avrei dovuto fermare nuovamente il traffiko. Impensabile ed intanto i minuti  passavano. Nella metà autostrada kiusa si presenta finalmente un kamion degli addetti ai lavori attrezzato, kon lampade intermittenti, per deviare il traffico e resosi konto della situazione, mi diceva di stare trankuillo facendomi kapire, a parole ed a gesti, ke sarebbero discesi fino al termine dell'interruzione e mi avrebbero raggiunto, ma il tutto ha rikiesto ankora almeno una ventina di interminabili minuti finkè mi sono komparsi davanti  fermando il traffiko della korsia centrale e permettendomi di spostarmi lentamente e di sottrami finalmente da kuella terribile situazione. Mi hanno aiutato a mettere il krik sotto la makkina e, tragedia nella tragedia, hanno tentato di svitare i cinkue bulloni ke blokkano il cerkione, ma inutilmente perkè questi, avvitati kon la pistola, non si sono mossi di un millimetro dalla loro sede. Nel frattempo arriva anke una makkina della polizia e, vista la situazione ed accertatisi ke avevo ruota di skorta e tutta l'attrezzatura per sostiruire kuella disfatta, si sono rivolti a me kon estrema gentilezza, cerkando a loro volta di dare una mano nel tentativo di sostituirla, ma inutilmente e quindi, resisi konto ke non avrei potuto andarmene kon i propri mezzi, hanno telefonato al karro atrezzi perkè venisse a togliermi dall'impaccio e ripristinare una regolare cirkolazione. Il tutto naturalmente ha rikiesto ankora kuaranta lunghissimi minuti, ma almeno ora sapevo ke non sarei più stato la eventuale kausa di una tragika karambola di makkine e kamion, come succede a volte a kausa della nebbia. Sono passate in tutto tre ore quando mi trovo a Lubjana al kapannone sede di parekki mezzi adibiti al sokkorso stradale, tre ore di inkubo ke ankora mi kiedo se ho vissuto veramente oppure se si è trattato semplicemente di un brutto sogno e ne passerà un'altra prima ke possa riprendere la strada per Zagabria e Belgrado, kon dietro due gomme usate ma in buono stato, più pikkole di kuelle anteriori perkè non ne hanno di eguale misura, kostretto kuindi a viaggiare kol sedere basso e l'anteriore alto kon i fari, perkè ormai è sera, ke puntano al cielo provokando il disappunto di tutti gli autoveikoli ke inkontro, ma alle tre del mattino successivo, merkoledì, entro finalmente nel giardino di kasa, a Natalincj, akkolto da un pianto liberatorio della mia kompagna e dallo skodinzolare festoso dei miei kani. Rileggendolo, mi sembra, ma solo kome kontenuto, uno dei "rakkonti del terrore" di Alan Po ke mi dilettavo a leggere in gioventù, anke se mi rendo konto ke Verdiani, ke io stimo moltissimo kome uomo ed ammiro tantissimo  kome skrittore, avrebbe saputo esprimersi molto meglio di kuanto non ho saputo e potuto fare io. Ora con kuattro gomme nuove è tutto un altro viaggiare.

16 Gennaio 2007 - Natalincj - Siamo partiti, come da programma, la mattina del 26 Dicembre ancora con la pancia piena per i festeggiamenti del Natale cattolico, per arrivare a Tessalonica nel pomeriggio e far vedere a Draghiza i terreni dove ho allenato per tutto il tempo della terapia e per dormire nella stessa casetta di legno, prefabbricata, in una notte gelida, nell'inutile tentativo di riscaldarla con una stufa elettrica e con il climatizzatore, quasi soffocati dal peso delle coperte, raggomitolati come gatti infreddoliti. La mattina successiva, finita la bufera di vento siberiano, con sole caldo e splendente, siamo partiti alla volta di Ioannina per incontrare Minas ed altri amici, con cena a base di pesce e pernottamento nel solito bellissimo Hotel, gia frequentato in altre occasioni, piacevolmente caldo ed accogliente. La mattina dopo via verso Jegumenitza per conoscere la dolcissima mamma, la sorella ed il cognato di Minas e partire a mezzanotte a bordo del traghetto che ci porterà a Bari per poi proseguire verso Potenza, ospiti di Francesco e Assunta. Nel pomeriggio una corsa a casa di Jazzetta per portargli Andrea di S.Pellegrino, poi a cena a Piano del Conte dove ha trionfato un eccelso Aglianico del Vulture di una cantina di Rionero. La mattina seguente partenza per Reggio Calabria, una sosta inevitabile nella accogliente e calda casa della famiglia di Fippone Foti, con spaghetti al formaggio fuso e filante ed un'insalata verde mescolata a dolcissimi pezzi di arancia rossa, qualche foto sul traghetto per Messina, poi a Catania dove ci aspetta, nella bellissima villa che gia ho descritto nel raccontare della prima volta in questa accogliente isola, il magnifico ospite Sergio Pappalardo e dove mettiamo subito in funzione l'enorme camino del salone, unica fonte di calore di tutta la casa, con legna d'ulivo. Al mattino, dal grande terrazzo, lo spettacolo è splendido: tutt'attorno il verde della piantagione punteggiato da arance e mandarini ancora tutti pendenti, verso Est,  non molto lontano, le prime propaggini di Catania, dietro, verso Nord, la città di Misterbianco e la più lontana Paternò, con al centro delle due, ma alle loro spalle, l'imponente sagoma fumante ed imbiancata dell'Etna, mentre verso ovest si vede la base americana di Sigonella affiancata sulla sinistra dalla bellissima piana di Catania. Un bel vedere, insomma, specialmente per chi viene dalla Serbia che non presenta bellezze a queste paragonabili. Una veloce visita in giro, una cena eccellente dove troneggia un superbo branzino in crosta di sale, preparato dallo stesso Sergio, per chiudere in bellezza con una impareggiabile cassata siciliana, della quale è facile e meglio ricordare i sapori piuttosto che le kalorie. Così abbiamo chiuso l'anno 2006 ed abbiamo incominciato il 2007 con la visita alla Valle dei Templi di Agrigento, in serata una simpatica cena con tutta la famiglia di Gaetano Laganà, la mattina dopo a fare qualche compera a Misterbianco e la sera ancora ad una sontuosa cena, a base di pesce al cartoccio e di frittura di calamari e scampi, a casa della famiglia di Claudio Brischetto. E così i giorni passano fra una cena e l'altra, fra una visita e l'altra alle bellezze del posto, Giarre, Acireale e Acicatena prima, Taormina alta alla luce del sole e Taormina bassa di notte alla luce delle insegne dei negozi e delle luminarie natalizie in pieno splendore su strade e carrugi abbaglianti ed affascinanti. Il giorno dell'Epifania partiamo alla volta di Potenza, ancora ospiti di Assunta e Francesco Gerardi, due bottiglie di Aglianico, una del '95 la prima sera ed una del '97 la seconda, che erano state nascoste per festeggiare questa bella amicizia, a bagnare saporose tagliatelle alla lepre prima ed agnello ai ferri poi, mentre nel pomeriggio siamo usciti con le due sorelle Agata e Ardesia, per notarne le molte similitudini e le poche differenze e la decisione di Francesco di darmi la sua per portarla in Serbia e metterla a contatto con starne e fagiani per vederne lo sviluppo, con la mal celata speranza di vedere lusighieri sviluppi nella maturazione fisica e mentale. All'alba dell'otto Gennaio partiamo tutti, Francesco, accompagnato in macchina da Assunta per prendere a Foggia l'aereo per Milano e poi trasferirsi per un lungo tempo, hailoro, in Nigeria con le vesti di direttore di una piattaforma petrolifera, mentre noi prendiamo la direzione di Roma per fermarci poi a Viterbo a pranzo con Corbucci Daniele e Giuseppe Fontecedro, a parlare di cani, naturalmente, poi una rapida visita a Duranti, proprietario di Bitter di S.Pellegrino, in ottima forma, per arrivare in albergo a Modena a notte inoltrata, ospiti a cena nella casa di caccia di alcuni amici di Montale e di Castelnuovo Rangoni, dopo aver depositato tutti i cani (sette) nella mia vecchia casa. Il giorno successivo a far visita a mio figlio, a mia sorella ed alla sua numerosa famiglia, una cena a base di pizza che Draghiza adora, mentre nei tre giorni siccessivi ci dedicheremo allo shopping, a svolgere le innumerevoli commissioni che in un paio di mesi si sono accumulate, a preparare i passaporti per Abel di S.Pellegrino ed Umbra di S.Pellegrino, che il caro Gaetano ha, seppure a malincuore, consentito a restituirmi, il primo perchè durante la mia visita serale, alla distanza di due anni, ha dimostrato nei miei confronti un attaccamento ed un affetto tali da chiudermi la gola dalla commozione, la seconda perchè, ormai dodicenne, possa finire i suoi giorni, speriamo che ne abbia ancora tanti, con me nella mia casa serba, a ricompensarla di tutte le grandi soddisfazioni che mi ha dato nella sua lunga carriera agonistica, fra le maggiori ricordo un Campionato Europeo pointer e per due anni consecutivi la Coppa Grassi, che viene assegnata alla migliore femmina pointer per le qualifiche accumulate a Grande Cerca. Alle otto e trenta del 15 Gennaio eravamo a casa mentre il contakilometri segnava una percorrenza di seimila e venti kilometri, tutti senza inconvenienti di sorta, fortunatamente. La mattina dopo sono partito per Tessalonica con l'intento di coprire una figlia di Ronaldo x Panda del Duda, che mi sono portato dalla Sicilia, affascinato da tempo dalla sua nevrilità e mentalità, con Andrea, ma la cosa non è andata a buon fine e sono ritornato nello stesso pomeriggio a Natalincj con le pive nel sacco, dopo aver percorso milleduecento kilometri inutilmente, ma siccome pensavo che la colpa fosse dello stallone, la sera ho provato l'accoppiamento con Abel, ma Olimpia si è rifiutata ed allora ho capito che la cagna aveva da un giorno all'altro finito il calore. Pazienza.

 

Alcune foto dei miei soggiorni in Grecia

 

Ercole di Montale Rangone, a sei mesi, in ferma su brigata

Andrea di Montale R. in ferma su brigata

Ancora Andrea che, dal giardino della casetta di legno di Cristos, ferma le starne che pascolano al di là della rete di recinzione

Sempre Andrea su una delle tante brigate

 

Una delle piante spinose che crescono rigogliose nelle stoppie di Salonicco

Un'altra pianta spinosa di cui non conosco il nome

La più pungente delle piante spinose, che mettono alla prova il coraggio e la passione dei cani che devono affrontarle, col petto e con gli arti anteriori, se vogliono trovare le starne. Cristos dice che queste si nutrono delle piccole bacche che costituiscono il frutto delle piante, alte dai trenta ai cinquanta centimetri, ed io gli credo, ma penso anche che questa ispida e fitta vegetazione serva principalmente alla starne per proteggersi dai predatori che volteggiano, quasi sempre in coppia, su di loro incessantemente. Pensate: queste pungenti erbacee crescano soltanto nelle stoppie di Salonicco, mentre in tutto il resto della Grecia sono praticamente sconosciute, e proprio e soltanto a Salonicco le starne sono numerosissime, con brigate che, generalmente, sono composte da quindici a venti unità, mentre altrove scarseggiano o sono addirittura inesistenti. Non vi pare sintomatico? Queste erbe sono addirittura disdegnate da pecore e capre che qui sciamano a branchi, accompagnate da cani e pastori, mentre brucano incessantemente la stessa arida stoppia e quant'altro azzarda a fare capolino dal terreno che non vede acqua per mesi e mesi, durante il periodo estivo. Forse varrebbe la pena di introdurre, anche nelle nostre stoppie, queste pianticelle se è vero, come pare e credo, siano la causa fondamentale per cui le starne vivono e si riproducono copiosamente, facendola in barba a tutti i rapaci e predatori in genere.

Natalinci, 24 Ottobre 2007 - Inkomincerò kon quello ke kiamo "paralitiko": è maskio, bianko-arancio karnicino, kome era Erkole o kome è Esule, bel karattere vivace ed allegro, esuberante, fino a kuando un bel dì sono andato a trovare, kome faccio kuasi tutti i giorni, la mia nuova "suocera" (la vekkia, la prima cioè, è, mi auguro e spero, in Paradiso, ma vorrei andarla a trovare il più tardi possibile), ad una ventina di kilometri di distanza ed al nostro ritorno, kuesto akkadeva un kuaranta giorni addietro, abbiamo trovato Argento di Montale Greco, kosì si kiama e viene da Emi di S.Pellegrino x Samuel delle Vedute, ke non si reggeva in piedi, specie kon le zampe posteriori, e kuando provava a kamminare non appoggiava i plantari in terra, ma le nokke delle dita, tanto le teneva rattrappite, kuasi kiuse a pugno. E skoprire kosa possa essere successo è veramente difficile ed improbo: forse, giokando kon gli altri, è kaduto malamente provokandosi uno strappo o, più probabile, una lesione alle vertebre, però a palparlo non dava segni di dolore e nessuna sofferenza anke a lievi torsioni delle zampe e della spina dorsale, koda kompresa. Fori di eventuali morsi, abrasioni od altro non ne ho visti, mentre l'appetito non gli è mai mankato, ma non aveva semplicemente forza, specie nel posteriore, dove le zampe erano divarikate kon tipiko e pronunciato atteggiamento vaccino, mentre un'ora prima erano in perfetto appiombo e davano una spinta formidabile allorkè korreva in kompetizione kon gli altri. Lo abbiamo fatto vedere anke al nostro veterinario di fiducia, ma la mankanza di attrezzature adeguate ci ha impedito di vedere, kon ekografia o radiografia, se ci sono lesioni interne od altro, tuttavia ci ha konsigliato alkuni medikamenti, in pastikke e da iniettare, ke effettivamente stanno dando degli ottimi risultati, tanto ke ora, a distanza di sei settimane, Argento ha migliorato tantissimo, giorno dopo giorno, ed anke se ankora non korre kome prima, si muove molto meglio e mi auguro proprio ke fra altrettante settimane o, magari, anke prima, riprenda la kondizione ke aveva da kucciolo, anke perkè vi assikuro ke ha delle qualità eccezionali, kome senso del selvatiko, mentalità da vendere, sempre a vento e kollegato nonostante le aperture di varie centinaia di metri, ferma solida e konsenso spontaneo. Non poko.

Ed ora passiamo alla sorella, ALBA di Montale Greco, di kolore bianko-arancio kon orekkie pikkiettate ed una grande makkia sull'okkio sinistro a mo' di benda, molto rakkolta e kon poke makkie sul korpo, molto tipika e di ottimo karattere. Kuesti kuccioli sono nati il 10 Giugno e kuindi hanno poko più di kuattro mesi, ma mi stanno dando delle buone indikazioni ogni volta ke li porto fuori: Alba ha un movimento bellissimo, kon ottimo portamento di testa sorretta da un kollo ke esce magnifikamente dalle spalle, lungo e di giusto diametro, posteriore ke dà una potente spinta a tutto il korpo mentre la spalla ben angolata  ammortizza elegantemente donando piacevole distinzione alla korsa, il tutto akkompagnato da ottimo naso, kostante attenzione, buon utilizzo del vento, ottima mentalità ke la porta ad allontanarsi di parekkie centinaia di metri per poi rikollegarsi a me e ripartire dalla parte opposta senza pause, poko attratta dagli altri kani, quindi molto indipendente kome il fratello. L'ho vista konsentire, ma non l'ho ankora vista fermare se non a vista, ma presto farò un'eskursione di una settimana in quel di Tessalonika e kolà vedrò i vari komportamenti a stretto e ripetuto kontatto kon kuelle numerosissime brigate di starne, poi vi relazionerò. Giudizio finale: Alba mi piace molto.

E' la volta dei due figli di Betty di Montale Rangone X Abel di S.Pellegrino nati il 1° Aprile di kuest'anno, kuindi a Novembre kompiranno sette mesi. Il maskio, BIANCO di Montale di Serbia, non aveva un buon rapporto kon me e non si faceva avvicinare facilmente, specie kuando, a fine turno, doveva rientrare in makkina: più mi avvicinavo e più si allontanava, facendomi imbestialire ed allora dovevo allontanarmi velocemente kon il fuoristrada per kostringerlo ad inseguirmi, se non voleva perdermi, ma poi, allorkè mi fermavo per rakkoglierlo, ripeteva la stessa solfa, finkè l'ultima volta l'ho lasciato sul terreno per un paio di ore e kuando sono ritornato, kon non poka fatika l'ho rimesso in makkina, sono andato immediatamente da Marko, un ragazzo ke si dedika alla preparazione di kualke kane da kaccia, e gliel'ho regalato, kon sua e mia grande soddisfazione, sua perkè è veramente un bel kane e kon ottime potenzialità, mia perkè non lo sopportavo più. La sorella, invece, è un sogno. Innanzitutto è trikolore e gia kuesta karatteristika, da sola, me la rende partikolarmente simpatika (ha anke un fratello trikolore, Bronzo di Montale di Serbia, ke attualmente si trova in Lituania nel kanile di Fabio, assiemme ad altri due fratelli, Blue-Jeans e Bacco), ma cio ke mi affascina di più in lei è la potenza e l'eleganza ke sta tirando fuori giorno per giorno, in un kontinuo krescendo, akkompagnate da grande mentalità tanto da sparire all'orizzonte per poi rikomparire, passandomi davanti, e, dandomi una breve okkiata, dirigersi immediatamente nella direzione opposta, insieme ad una ferma solidissima e ad un konsenso spontaneo ke mi fa andare in pelle d'oka. Sempre a testa alta, fisiko resistentissimo, perkè ben kostruita e dotata, evidentemente, di polmoni ke lavorano kome mantici, kollo proteso in avanti, kollegatissima nonostante le grandi aperture, allegra e vivace, sempre pronta al gioko, in giardino, ed al lavoro, sul terreno e, per finire, anke molto tipika e di ottima espressione pointer fisika e komportamentale. Si kiama BAMBOLA di Montale di Serbia e ne vedrò e studierò le potenzialità allorkuando la porterò a Salonikko. Mi piace. In seguito vi parlerò anke di Cieusmi di Piano del Conte (Ada di S.Pellegrino X Andrea di Montale Rangone), di Dunav (Gaia di S.Pellegrino X Alfred di Montale di Serbia) e di Afef di Montale di Serbia (Iole di S.Pellegrino X Andrea di Montale Rangone).

Natalinci, 13 Dicembre 2007 - A distanza di kuasi due mesi dall'ultima relazione e poko prima di andare a Tessalonika per verifikare sulle starne ke kosa ho in kassaforte, volgio parlarvi un po' do kosa è successo in kuesti cinkuanta giorni. Inkomincerò dalla più grande, Bambola di Montale di Serbia, la trikolore, per intenderci meglio, figlia di Betty x Abel e ke il 1° Gennaio kompirà nove mesi: ha mantenuto tutte le karatteristike ke aveva evidenziato tempo addietro, sia fisike ke komportamentali, aumentando l'ampiezza della cerka ed inkominciando a fermare kon solidità e bella espressione, ma soltanto fagiani ke, purtroppo, sono sempre imbukati nelle siepi o korrono kome dannati allorkè li troviamo in pastura nei granturketi recisi, tento ke solo raramente riesce a fermare kualke femmina akkondiscendente in terreno aperto. Il solo vantaggio ke le deriva da tale situazione è ke ha imparato a kacciare divinamente usando il naso kome un kane adulto e mettendo in atto tante pikkole grandi astuzie ke le varie kontingenze le insegnano, ma ora basta, mi (ci) servono le starne e la sosta a Salonikko nei prossimi giorni diventa improkrastinabile. Grandi mezzi, komunkue, e grandi potenzialità: bella kagna e mi piace sempre più.

Il bianko-arancio, Argento di Montale Greco, kuello ke aveva avuto un kualke accidente, ke vi ho rakkontato, durante una mia breve assenza, si è ripreso magnifikamente ed è, al novanta per cento, tornato alla normalità fisika, mente per tutto il resto ha kontinuato a mettere in mostra kualità eccellenti, per karattere, ferma solida e konsenso naturale, mentalità e indipendenza, kollegamento ottimo tanto ke, anke kuando si allontana per kualke minuto, spontaneamente e senza doverlo rikiamare, mi viene a cerkare, dandomi un'okkiata rapida per poi allontanarsi di nuovo rassikuratosi della mia presenza. Il kolore karnicino e l'okkio un po' kiaro so ke non piace a molti, ma, kome ho rakkontato in altre okkasioni, mai ho avuto delusioni dai miei pointer kon kueste karatteristike ed anke Argento mi konvince sempre più di essere sullo stesso piano degli altri. Lo vedremo a Tessalinika, ma sono konvinto ke non mi deluderà.

La sorella di Argento, Alba di Montale Greco, invece, mi sta preokkupando e vi rakkonto perkè: una ventina di giorni addietro mentre ero fuori in kampagna kon i kani adulti, ricevo una telefonata dall'amiko Sika ke mi rakkomanda di rientrare immediatamente perkè tutti i kuccioli e kuccioloni sono fuori sulla strada asfaltata ed ha dovuto fermare il traffiko perkè temeva, ovviamente, per la loro inkolumità, ma non poteva reggere per molto tempo in kodesta situazione. Rientriamo immediatamente kon la preokkupazione ke potete immaginare e troviamo la situazione rientrata fortunatamente nella normalità perke Sika, aiutato da altri due amici, è riuscito a rimettere dentro tutti i kani. Kos'era successo: erano riusciti a fare un buko nella rete di recinzione, erano passati fra i rottami della pikkola kasa disabitata ed abbandonata ke si trova di fianko alla mia, e si erano buttati tutti sulla strada sulla kuale passano giorno e notte migliaia fra kamion e makkine. Per fortuna proprio in kuel momento l'amiko passava kon la sua vettura per andare in città ed è riuscito a tamponare la situazione ke, certamente, avrebbe potuto avere dei risvolti tragici perkè kui gli autokarri ke trasportano in kontinuazione sassi e ghiaia non si fermano certamente se un kane attraversa loro la strada, presi kome sono dal dover lavorare kuindici ore al giorno per pagare le loro kambiali e mantenere le loro famiglie. Soltanto un kane non rispondeva all'appello ed era proprio Alba ke ho ritrovato soltanto un'ora dopo, dalla parte dei kampi ke si aprono dietro kasa, tremante e zoppikante, kon la zampa posteriore sinistra tenuta in posizione rattrappita, evidenziando un forte dolore anke se, ad un attento esame non presentava lesioni, gonfiori, abrasioni od altro. Presumibilmente, essendo la più vivace, è stata anke la prima ad uscire in strada ed una kualke makkina l'ha investita, dopodikè, spaventata e dolorante, è skappata verso i kampi dove poi l'ho ritrovata. Soltanto ki ha provato ad avere kani per kasa sa kuanti problemi naskono ogni giorno e kuante preokkupazioni ti assillano kostantemente, preokkupazioni ke naturalmente aumentano in proporzione al numero dei kani ke hai. Dopo kualke giorno Alba si è ripresa, ho provato a portarla fuori e non ha perso la voglia di andare ke aveva prima, ma dopo kualke minuto ha ripreso a zoppikare ed ho deciso di tenerla a riposo sperando ke si riprenda kompletamente. Ovviamente, kome gia è successo kon il fratello, non sono in grado di farle fare lastre o ekografie per vedere kon certezza kosa possa avere la kucciolotta, e le mie sono soltanto ipotesi e kongetture ke non mi possono dare certezze su kuanto le possa essere successo, kuindi non mi resta ke aspettare e sperare ke la giovane età ponga rimedio spontaneamente e naturalmente all'attuale handicap perkè sarebbe veramente un pekkato se si fossilizzasse, viste ed accertate le tante belle kualità della kagnolina.

Fin'ora ho parlato poko degli altri due giovanotti, Cieusmi e Dunav, ma ora, dopo averli portati fuori spesso e "volentieri", ve ne parlo un po'. Cieusmi di Piano del Conte, affisso dell'amiko Francesco, nato da Ada di S.Pellegrino X Andrea di Montale Rangone a kavallo del 20 Giugno 2007 (non ho ankora avuto il certifikato dall'ENCI), bellissima kostruzione kon altrettanto bella testa, okkio grande ed acceso, bellissima inkollatura ke esce elegantemente dalle spalle ottimamente angolate, kortissimo e kon un posteriore dalla groppa lunga e possente, eccellenti gli appiombi kome eccellente è il karattere. Portato fuori kon altri kuccioloni poko più grandi di lui, kome Argento e Alba oppure kome Bambola, non solo ha dimostrato poka sudditanza, ma ben presto se ne è andato per i fatti suoi, indifferente agli altri kani, ma attentissimo, kuando kapita, a konsentire. Per ora l'ho visto fermare, divinamente, soltanto a vista, korvi e kornakkie, nonkè merli nelle siepi o kolombacci al paskolo ke poi insegue kon kattiveria, ekko perkè urge andare a Tessalinoka dove abbondano le starne, per insegnargli ad usare il naso prima ke fermare kon gli okki diventi un vizio. Grande mentalità kome grandi sono le mie speranze.

Ed in fine Dunav di Montale Serbo, nato da Gaia di S.Pellegrino X Alfred di Montale Serbo il 6 Luglio 2007, uniko superstite di una numerosa kucciolata, i kui fratelli e sorelle, kome ho rakkontato in precedente okkasione, sono nati morti o sono morti subito dopo in seguito ad aborto ed a nascita prematura. La testa è molto tipika, anke se un po' leggera, kon una espressione maledettamente pointer ke rispekkia un karattere impertinente e strafottente tanto ke ha gia inkominciato a farmi arrabbiare e sembra kuasi divertito allorkè mi vede perdere la pazienza. E' stato oggetto, fin dalla nascita, di kure ed attenzioni kontinue per paura, mia e della mia kompagna, di perdere anke lui e probabilmente lo abbiamo viziato ed ora, konsapevolmente, io kredo, ne approfitta e spesso ne abusa, ma presto, visto ke gode di ottima salute,  sistemeremo le kose nel modo più appropriato ed opportuno. Bellissima la  kostruzione, ottimo il galoppo ed il portamento di testa, koraggiosissimo e di buona mentalità, indipendente ma konsentitore, buon fermatore dotato di ottimo naso, tanto ke l'ho gia visto fermare in più okkasioni femmine di fagiano in erbai rinsekkiti, ma anke lui spesso mi ferma a vista merli ed altro, per kui ritorna valido il diskorso fatto per gli altri giovanotti: servono, urgono le starne di Salonikko per risolvere kuesta problematika rikorrenza. Lui però usa molto anke il naso, oltre ke gli okki, per kui dovrebbe essere più facile e rapido uscirne.

 

 

                         ALKUNE FOTO UN PO' PARTIKOLARI

 

                      

La pikkola micia ke mi è stata buttata, nottetempo, in giardino e ke gioka kon due deliziosi bastardini, anke loro rekapitati kon lo stesso sistema - La stessa gattina ke dorme in kompagnia della spinona Bice e sul korpo della paziente e kalda Umbra - Una parte dei kolombacci ke pasturano fra Novembre e Dicembre sui prati della valletta in kui spesso alleno i mie kani -

29 Settembre 2008 - Natalinci - I miei dieci giorni in Grecia -

Mi sono distratto un po', ultimamente, ed ho traskurato il komputer preferendo dedikarmi ai kuccioloni ed ai nuovi kuccioli, portando i più pikkoli nella solita vallata a prendere konfidenza kon l'aperta kampagna e i più grandi a Tessalonika, in un mare di starne. Ma kuante sono! Io kredo siano ankora più dell'anno skorso, in kuanto a numero di brigate, ma non tutte sono altrettanto numerose e kredo sia da imputare alla vegetazione spinosa di kui vi ho parlato in altre cirkostanze e ke kuest'anno in molti kampi è più rada e, kuindi, offre meno riparo dagli attakki dei predatori, principalmente poiane ke in kuesto periodo kacciano in koppia, magnifike da vedere volteggiare in celo, ma altrettanto deleterie per le starne. Infatti in certi posti brulli dove la stoppia predomina, le famiglie sono komposte da 5, 6 o 7 elementi, mentre nei posti più protetti, dove le erbacce sono infestanti e predominanti, si possono kontare 18, 20 ed anke più kapi ed i tuoi okki seguono inkantati kueste meravigliose kreature fino a dimentikare di guardare kosa kombinano i kani. Sono partito il 15, nel pomeriggio, per arrivare a Salonikko kuando ormai era buio anke perkè mi sono fermato un'oretta a Prokuplje per karikare le due femmine ke kolà erano parkeggiate perkè konoscessero le prime starne e non arrivassero in Grecia senza alkuna esperienza in merito, kuindi avevo kon me: Cilla di Piano del Konte, bianko-nera, di proprietà di Francesko Gerardi, di poko più di un anno da Ada di S.Pellegrino (Ulla di S.Pellegrino x Hardy du Bois des Perkes) e da Andrea di Montale Rangone (Zora di S.Pellegrino x Atom di S.Pellegrino); Dunav di Montale di Serbia, bianko-nero di 14 mesi cirka da Kamp.Serba, Greka ed Int. di Caccia a Starne Gaia di S.Pellegrino (Ada di S.Pellegrino x Milord di Groppo) e da Alfred di Montale di Serbia (Betty di Montale Rangone x Andrea di Montale Rangone); Bambola di Montale di Serbia, trikolore nata in Aprile dello skorso anno da Betty di Montale Rangone (Kam.It.Int.Tr. Zora di S.Pellegrino x Tartaro del Vento) e da Abel di S.Pellegrino (Ulla di S.Pellegrino x Kam.It.Int.Tr.Hardy du Bois des Perkes); Folly di Montale di Serbia, bianko-marrone di 13 mesi cirka, da Olimpia del Duda (Panda del Duda x Kam.It.Int.Tr.Ronaldo) e da Andrea di Montale Rangone (Zora di S.Pellegrino x Atom di S.Pellegrino); Favola di Montale di Serbia, bianko-nera sorella di Folly; Ikona, setter inglese  di proprietà della mia kompagna, bianco-arancio, di 3 anni da Nik delle Drose (Edi delle Drose x Taro dei Felini) e da Onil delle Drose (Grappa delle Drose x Hastensis Fast). Kome ho gia rakkontato in altre okkasioni,  io vado  vicino a Tessalonika in una pikkola ma graziosa villetta in legno, prefabbrikata, vicino al kanile di Kristos Kanidis, noto addestratore greko, e da kui mi basta aprire il kancello della proprietà per trovarmi, senza bisogno del furgone, in mezzo alle starne, furgone ke uso soltanto kuando voglio spostarmi dai soliti terreni. Bello e komodo, non vi pare? Non vi sto a rakkontare kosa è successo giorno per giorno e turno per turno, ma riassumerò il tutto dicendo ke tutti e cinkue i pointer (la setter l'ho presa kon me per akkontentare Dragiza ke ci teneva partikolarmente ed ha mostrato buone kualità per una onesta Kaccia a Starne) hanno rikonfermato di avere le kualità per dedikarsi alla Grande Cerka, kon grande mentalità, eccellente movimento, elegantissimo e sciolto, kon ottimo portamento di testa,  naso in abbondanza, tipika l'espressione della ferma, kualke rientro in assenza di vento e kualke problema kon le due sorelle allorkè arriva il momento di farsi legare. Facendo sempre turni in singolo non ho potuto appurare se konsentono oppure no, a parte Dunav e Bambola ke gia a Natalinci avevo provato in koppia e mi avevano fatto vedere eccellenti ed espressivi konsensi naturali. Dunav l'ha komprato il Prof:Paraskevaidis Evangelos (gia si era preso, kualke anno fa, la madre Gaia) per affidarlo alle kure di Kristos, mentre le kuattro femmine sono ritornate kon me in Serbia in attesa delle prove a Grande Cerka di Novembre allorkè approfitterò dell'okkasione per far vedere Favola e Folly a kualke addestratore amiko, kuali Girandola e Baldoni, Cilla andrà nelle mani di Deian Gavrilovic a Nis per vedere di prepararla per il prossimo Derby, mentre la trikolore resterà nelle mie mani e vi rakkonto perkè: kualke mese addietro l'ho proposta telefonikamente a un pezzo da novanta facente parte della karovana dei furgoni, e kuesti mi ha fatto kapire ke non avrebbe gradito avere sul suo una pointer trekolori perkè temeva lazzi e skerno da parte dei kolleghi e kuesto atteggiamento mi è bastato per decidere di tenermi la pointer e di prepararla personalmente al fine di poterla presentare nelle prove giovani, a Grande cerka, della prossima primavera perkè tutti possano vedere ke non è il kolore ke fa diventare i kani kampioni, ma un insieme di kualità ke moltissimi pointer bikolori non hanno. Ne ho fatto una bandiera ed una kuestione di principio e non recederò davanti a nulla, salute permettendo. Il ritorno in Serbia ha presentato kualke problema in kuanto la Grecia, per un kontenzioso kon la "Macedonia" ke si trascina da anni e sul kuale la stessa Komunità Europea non ha mai voluto o saputo prendere una kiara posizione, ha kiuso le proprie frontiere kon la "Macedonia" appunto e nessuno per cinkue giorni ha potuto entrare od uscire, kostringendomi ad allungare la mia permanenza a Tessalonika, nella inutile attesa ke la protesta terminasse,  ed a rientrare passando per la Bulgaria ed allungando  il viaggio di almeno tre ore. Merkoledì 1° Ottobre andremo all'Ambasciata Greka in Belgrado a ritirare, speriamo, il "VISA" per Draghiza e Giovedì, insieme, ritorneremo a Salonikko kon Bambola,Favola, Folly ed altri due fratelli Fill e Fast, ankora oggi a Prokuplje. Vi saprò dire al rientro kome si saranno komportati. 

 3 Ottobre 2008 - Natalinci - Una delle skonosciute rikkezze della Serbia -

Ki viene in Serbia o ci viene per kacciare, ed è la stragrande maggioranza, oppure per turismo, ma sono poki, o per lavoro, e sono ankora poki, ma nessuno ci viene per assaporare i TARTUFI dei kuali nessuno sa o parla, anke perkè il loro kosto, pur essendo inferiore a kuello italiano, è troppo elevato e pokissimi se lo potrebbero permettere e parlo al kondizionale perkè in effetti, ke io sappia, in pratika nessuno konsuma kuesto fantastiko prodotto. Eppure ce ne sono e tanti, di tartufi, in alkune zone e finiskono in pikkola parte in Kroazia, di più in Slovenia ed ankora di più in Italia, addirittura, mi konfidano, arrivano fino ad Alba dove, se kosì è, kambiano nazionalità. Io non sono un esperto, ma molti kome me non potrebbero distinguere il sapore di un tartufo italiano da uno serbo. Si trovano più frekuentemente i neri, ma anke i bianki sono numerosi e sono i più apprezzati. Ho konosciuto, durante il mio primo anno di permanenza a Natalinci, un appassionato kacciatore ke non mi parlava mai di selvaggina e soltanto in seguito ho saputo perkè: non voleva, e non vuole ke si sappia in giro, perkè anke kui c'è una certa konkorrenza, ke è kacciatore di tartufi e, naturalmente, rispetterò kuesto suo desiderio non facendone il nome, ma sta di fatto ke mi foraggia settimanalmente kon manciate dei più pikkoli ke sono poko kommerciabili, ma a me poko importa, se non fosse perkè nell'affettarli riskio sempre i polpastrelli. Mi ha invitato kon lui poko tempo fa, per farmi vedere kome lavorano i suoi kani, e non vi diko la razza perkè poi sarebbe abbastanza facilmente individuabile, ed io mi sono alzato alle tre di notte per fare una cinkuantina di kilometri e due ore di ricerka kon un rakkolto di 320 grammi di bianki, il più grande dalle dimensioni di un mandarino, gli altri di una noce, profumatissimi. Una esperienza molto interessante, per la cirkospezione kon la kuale ci dovevamo muovere, in silenzio, attenti al più pikkolo rumore e soltanto dopo aver ben naskosto la makkina in un folto roveto (anke kuando siamo partiti kontinuava a guardare nello spekkietto retrovisore temendo di essere seguito e se vedeva due fari, rallentava per far passare ki era dietro) e il tutto mi faceva anke ridere, ma lui non rideva per niente ed era sempre molto teso e soltanto kuando kon la pikkola pala toglieva il tubero da terra gli skappava un sorrisetto kompiaciuto mentre akkarezzava il kane. Uno di kuesti mi ha partikolarmente impressionato perkè avvertiva l'odore del tartufo alla distanza di otto/dieci metri, al ke l'amiko mi tokkava un braccio e mi faceva segno kol pollice alzato, a dire: ci siamo e non sbagliava mai. Durante il ritorno, fra le altre kose, mi ha detto ke, per una cifra ragionevole, se ne sarebbe anke potuto privare, visto ke gli altri kani ke stava esercitando mostravano buone kualità a presagire un buon futuro da tartufai. Voi non avete idea di quanto siano importanti alkune migliaia di euri da kueste parti.

 

Natalinci, 8 Ottobre 2008 - A Nis ed a Prokuplje per vedere i miei giovanotti -

Siamo partiti, io e Draghiza, da kasa alle undici per arrivare a Nis alle tredici, ma invece di fermarci kui, abbiamo telefonato a Gavrilovic, kolui ke mi addestra alkuni pointer, per dirgli ke ci saremmo ritrovati a pranzo a Prokuplje assieme a Deian e Stefan. Il primo ha in addestramento Andrea di Montale Rangone (da Zora di S.Pellegrino X Atom di S.Pellegrino), Folk di Montale di Serbia (da Olimpia del Duda X Andrea di Montale R.) ed Emiro di Montale di Serbia (da Albana di Montale Rangone X Abel di S.Pellegrino); al sekondo avevo assegnato Favola di Montale di Serbia e Folly di Montale di Serbia ke, poi, ho ritirato kuando sono andato in Grecia, ed ora ha avuto per un paio di settimane Cilla di Piano del Konte (da Ada di S.Pellegrino X Andrea di Montale R.); il terzo mi porta fuori da poko meno di due mesi Fill e Fast di Montale di Serbia, sul furgone mi portavo dietro Bambola di Montale di Serbia (da Betty di Montale R. X Abel di S.P.), Cieusmi di Piano del Konte (da Ada di S.P. X Andrea di M.R.) e, naturalmente, Favola e Folly. Kome avrete notato, mi sono tenuto ben cinkue fratelli, tutti da vedere kon attenzione, ma senza fretta, perkè palesano tutti ottime kualiutà e penso valga la pena spendere soldi e tempo per farli muovere e addestrare. Un pasto frugale, due battute spiritose e via sul terreno a cerkare verifike, ma il vento gira in kontinuazione e dopo un'ora di spostamenti inutili kon i due furgoni in cerka del posto più ventilato, decidiamo di fermarci e di partire komunkue kon il primo turno, Gavrilovic kon Andrea ed io kon Bambola. Il primo ha fatto vedere grande klasse, mentalità, presa di terreno, anke se le starne (11) sono partite davanti a noi kuando avevamo ankora i kani al guinzaglio, ben in mano al konduttore, mentre la femmina ha messo in evidenza la sua grandissima mentalità kon aperture all'infinito fino a perdersi oltre le piantagioni di amarene, ke kui abbondano, kon una cerka un po' disordinata ma sempre in mano, pronta a ritornare al mio fiskio, il suo gradevolissimo movimento dove forza ed eleganza si meskolano, kon una leggera prevalenza della prima, senza inkontrare, ke io sappia. Poi Gavrilovic fa scendere Emiro ed io Cieusmi, rientrato da poko da Piacenza dove era in visione da Stefano Girandola, ke ad Agosto se lo è portato in Polonia, giudikandolo buon fermatore kon buona mentalità, ma non velocissimo. Il primo, un po' leggero ma elegantissimo, ha preso tutto il terreno ke aveva a disposizione, ma allorkè è arrivato alla estremità destra dove korre la ferrovia sopraelevata di tre/kuattro metri, è rientrato per ben due volte e non so se perkè dietro la massicciata non c'era assolutamente aria, oppure perkè non sa ankora stare bene sul terreno, tuttavia negli altri passaggi a destra non è rientrato, kuindi mi resta il dubbio. Vedremo in seguito, ma è certamente un pointer di grandi mezzi. Il sekondo ha alternato bellissimi momenti kon brevi rallentamenti, kuasi incerto sul da farsi, ma essendo rientrato da un paio di giorni, forse gli manka ankora kualkuno su kui orientarsi ed appoggiarsi, insomma gli manka ankora un padrone e gli darò tutto il tempo ke serve per rinfrankarlo e rivederlo, specialmente in Grecia. Kambiamo ankora posto ed intanto sono arrivate le cinkue ed il tempo stringe, per kui, arrivati sul terreno inesplorato, decidiamo di fare kostì tutti gli altri turni. Anke kui, appena scendiamo dai furgoni, le starne (13/14) se ne vanno e si perdono all'orizzonte, impossibili da ribattere, ed è la volta di Fast ke Stefan porta kon molto orgoglio, e Cilla ke, se mi konferma ankora una volta le sue grandi kualità di inkontrista e di atleta, passerà, kon il beneplacito del proprietario Francesko, nelle mani di Gavrilovic perkè, avendo pedigree italiano, potrebbe eventualmente fare il prossimo derby. Parte bene anke se i primi due passaggi sono un po' ravvicinati, ma presto si allarga e giunta nei pressi di un granturketo largo trenta metri e lungo duecento e forse più, a testa alta in evidente ricerka di emanazioni, ci si infila dentro e non ne esce più. La immaginiamo in ferma e Deian la intravede kuasi all'estremità lontana,  ferma, mentre anke Fast si inkammina, inkonsapevole perkè non poteva vedere la kagnetta celata dal granoturko, nella stessa direzione kostringendo il giovane allenatore a korrere per vedere kosa sarebbe successo, ma è andato tutto kome doveva andare in kuanto il pointer, allorkè ha visto la kompagna, ha immediatamente akkonsentito, ma al sopraggiungere di Gavrilovic le starne sono partite (non ho potuto kontarle perkè troppo lontane da me e konfuse dalla vegetazione) e dietro loro Cilla e Fast ad inseguire. Il turno è kontinuato ankora per kualke minuto, ma poi, vedendo la kagna affatikata perkè non molto allenata ed in evidente sovrappeso, abbiamo legato i due pointer, anke se kon un po' di fatika da entrambe le parti. Cilla resterà quindi a Gavrilovic perkè mi è molto piaciuta dimostrando grandissimo senso del selvatiko, grande intelligenza e buona mentalità e movimento, destinato a migliorare ankora kuando avrà perso un po' di peso, e la rivedrò fra un paio di settimane, mentre il giovanotto, ke avevo konsegnato a Stefan, kualke tempo addietro, kon buona mentalità e grande avidità, ma kon un movimento ankora indecifrabile, mi è apparso notevolmente migliorato ed anke lui kon una ottima facilita di inkontro, kon grandi aperture, mai un rientro kon il poko vento ke c'era, ottimo perkorsista e abbastanza bene in mano durante il turno, un po' meno allorkè arriva il tempo di risalire sul furgone. E' la volta di una setter e di Fill. Non vi deskrivo la prima perkè non l'ho proprio seguita, interessato kone ero a vedere il mio rampollo, e mi è piaciuto parekkio perkè mi ha rikonfermato buone, ottime kualità per il galoppo, la cerka ampia, fantasiosa e metodika nello stesso tempo, ben in mano anke lui fino al momento di farsi legare. Stefan mi dice, tuttavia, ke non lo ha ankora visto fermare perkè avverte le starne e ogni volta le karika a sciabolate, rinkorrendole soltanto per poki metri, per poi riprendere la sua korsa. Presto tornerò a Tessalonika ed ho già avvertito il ragazzo ke me li porterò dietro, i due fratelli, per vederli e verifikare il loro komportamento in kuei terreni più facili per i kani giovani, sia perkè ci sono soltanto stoppie, sia perkè le starne sono più abbordabili. Ma non lascerò lui e Deian senza lavoro perkè immediatamente dopo il mio ritorno dalla Grecia, affiderò loro, due per ciaskuno, i kuattro nuovi virgulti figli di Betty e di Andrea, anke se sono ankora giovanissimi. Abbiamo ankora due turni: il primo è fra un giovane pointer di Gavrilovic e la pointer bianko-marrone Folly, ma allo sgancio il maskio si mette ad inseguire la kompagna e, raggiunta ke l'ha, si è messo a morderla spaventandola per un attimo, ma kuella, kon la passione ke ha, l'ha piantato in asso ed ha kontinuato la sua korsa senza farsi più agguantare. Ha konfermato, kon mia grande soddisfazione, tutto kuanto avevo visto di lei a Tessalonika, anke se kui, naturalmente, non ha inkontrato, e kosì pure la sorella Favola, la bianko-nera, mi ha fatto kapire, se ankora ce n'era bisogno, di essere una bravissima kagnolina, andando anke in ferma, per kualke sekondo, ma, haimè, su una allodola. Entrambe le femmine, lo ripeto, hanno una facilità di korsa ed una velocità fantastike e il tutto in un bellissimo stile. Per ultimo devo parlare del fratello Folk ke ha korso in koppia kon Favola: kane di taglia possente, 65 al garrese cirka, ma non pesante, dalla struttura kuasi perfetta ke gli konsente di viaggiare korrettamente a velocità superiore, kon ottimo portamento di testa e mentalità da far paura, tanto ke per poterlo inkuadrare limitandone, per ora, le aperture smisurate, Gavrilovic ha dovuto utilizzare il kollare di addestramento, ke tuttavia viene sopportato kon estrema e kuasi sfottente disinvoltura. Ha inkominciato a fermare kon stile e ottima espressione e kredo proprio sia un gran poiter, in tutti i sensi. E' stata una bella uscita ed io e Draghiza siamo tornati a Natalinci a notte inoltrata, ma pienamente soddisfatti.

Natalinci, 21 Ottobre 2008 - Il viaggio in Voivodina di oggi -

Siamo partiti kuesta mattina alle otto, dopo aver preso akkordi kon Sasa, ke vive da kueste parti e kuì allena, per andare a Novi Sad, kapoluogo della Voivodina, per fare kuelle benedette analisi del sangue ai miei kani nati in Serbia, senza le kuali non riesko più a raggiungere la Grecia o altri paesi facenti parte della U.E.,e dopo i prelievi ed i pagamenti vari e necessari per l'espletamento delle pratike, ne abbiamo approfittato per andare a fare kualke turno. Ke terreni! Il perkorso autostradale Belgrado-Novi Sad è tutto un susseguirsi di pianure sterminate ke si perdono all'orizzonte, in parte kon il grano gia alto kuattro-cinkue centimetri a formare un tappeto verde, in parte di terreni arati e seminati recentemente, kuindi ankora brulli, in parte soltanto arati, in parte ankora kon stoppie di grano o di soia, in parte ankora koperto di grano turko del kuale è inkominciato da poko il rakkolto kon makkine ke macinano fusto e pannokkia per farne sfarinato per bovini, una meraviglia insomma. L'uniko problema è ke le starne non abbondano, anzi non si trovano se non nei pikkoli appezzamenti nelle immediate vicinanze della città. Ci fermiamo un attimo per vedere la direzione del vento, ma il fumo della sigaretta di Sasa si innalza al celo perpendikolarmente ondeggiando, soltanto saltuariamente, un po' a desta ed un po' a sinistra a dirci ke avremmo dovuto lavorare senza il suo aiuto e kosì abbiamo fatto liberando un suo bel maskio di kuindici mesi, bianko-nero di nome Ombre, dal bellissimo movimento e portamento di testa, kon un'apertura talmente ampia ke lo abbiamo perso di vista per parekki minuti e kuando è riapparso non c'è rimasto altro da fare ke dargli da bere e rimetterlo sul furgone, ormai spremuto. Lo ha fatto korre da solo perkè il terreno era di un'altra kompagnia ed eravamo kuindi "fuorilegge". Ci siamo spostati successivamente nei terreni ove abitualmente addestra liberando, al primo turno una sua bella femmina di due anni e mezzo, bianko-nera, dalla grande mentalità, bel movimento ed inkuadrata alla perfezione, ed io la bianko-nera Favola, una delizia da vedere per l'eleganza, la potenza, la profondità delle aperture spinte fino al punto da kostringere Draghiza ad usare in binokolo per poterne seguire i movimenti. Bel turno di entrambe, kon l'una molto ben preparata e l'altra lasciata ankora libera di skorazzare a piacimento. Nel sekondo turno, Sasa fa scendere una pointer bianko-marrone kome la mia Fanny e kui la fantasia e la voglia di andare ha raggiunto la massima espressione ed intensità, kon una leggera preferenza per la mia "ragazzina" per la sua grandissima eleganza, distinzione e movimento tanto da dare l'impressione di non fare alkuna fatika a korrere. A turno finito ho visto alkune ferite nei piedi dovute ai monkoni di soia recisa ke sporgevano dal terreno per dieci-kuindici centimetri, duri ed appuntiti da dare fastidio anke ai miei skarponcini. Altro turno, ke poi sarà l'ultimo data appunto la situazione del terreno, kon un bel pointer, di ottima taglia e kostruzione, ma ke mi dice Sasa non avere grande mentalità e, infatti, kosì si komporterà nel turno, mettendo tuttavia in mostra ottime kualità komplessivamente, mentre io ho fatto korrere la trikolore ke rimette in mostra kuella straripante potenza ed eleganza delle kuali vi ho gia parlato in altre okkasioni e kon le kuali non voglio più annoiarvi. Per finire siamo andati a pranzo in un bellissimo e karatteristiko lokale dove abbiamo mangiato divinamente bene e dove ho assaggiato un filetto al pepe nero ke, haimè, da anni non assaporavo più, konkludendo brillantemente la giornata kome meglio non poteva finire.

Natalinci, 22 Dicembre 2008 - Una breve trasferta in Macedonia a St.Nikola 

Era da un pezzo ke Caschera e Baricci mi invitavano nella loro zona a San Nikola, in Macedonia, e la settimana skorsa kuando Giuliano, appunto, e De Marchi sono passati dalle mie parti, ci siamo aggregati portandoci dietro sei pointer e la setter di Draghiza. Ai problemi burokratici, veri o presunti, ke puntualmente inkontro alla frontiera macedone sono ormai abituato e tuttavia kuesta volta hanno veramente esagerato ed abbiamo perso la bellezza di otto ore prima di uscire da kuel pantano maleodorante provokato dai doganieri per dei kavilli senza senso ai kuali si aggrappano kon un solo skopo ke non starò a rakkontare, ma ke è facilmente intuibile. La pioggia ed il vento hanno poi kontribuito abbondantemente a peggiorare la situazione, poi finalmente siamo riusciti ad uscirne fuori e ci siamo diretti alla volta di San Nikola. Arrivati ke siamo, ho avuto un sekondo problema: dove far sporkare i kani ke non sono abituati a scendere dal furgone e restare nelle vicinanze, ma partono, anke a mezzanotte, kome se dovessero fare un turno, poi, la vicinanza di una kampo sportivo, parzialmente recintato, mi ha konsentito di fare ciò ke era necessario, facendo sporkare un kane per volta e riuscendo kosì anke a dar loro da mangiare, il tutto entro l'una di notte e sotto una pioggia battente. Al mattino, dopo una parka ma buona kolazione a base di kaffè, pane, burro e marmellata, siamo partiti arrivando dopo una ventina di minuti su bellissimi terreni, leggermente ondulati, in parte arati ed in parte seminati, intersekati da kualke vigneto e da kualke piantagione di alberi di amarene. Starne difficili ed ubikate vicino alle strade ed alle kase e, kuindi, di non facile utilizzo, specie da kani giovani, ma kon famiglie numerose dai dieci ai kuindici elementi. Dopo kualke turno ci spostiamo in una pianura grandissima alla kuale faceva da kornice una serie ininterrotta di dolci e morbide kolline, terreni ottimi per valutare la mentalità dei nostri soggetti, anke se il terreno perantissimo non permetteva più di tanto di vedere i movimenti, specie nei setter, attorno ai piedi dei kuali, dopo poko korrere, si formavano delle zeppe ke rendevano estremamente diffikoltoso ogni movimento, e lo stesso era anke per noi. Starne ne abbiamo trovate, ma non tantissime, e tuttavia le kondizioni klimatike ed ambientali non ci hanno permesso di fare un'esatta valutazione della loro konsistenza, lasciandomi però la konvinzione ke siano effettivamente di più di kuante ne abbiamo trovate. Una valutazione più esatta ed appropriata si potrà fare, eventualmente, a metà febbraio allorkè l'altezza del grano permetterà alle starne di abbandonare i rikoveri vicino alle strade ed alle kascine e di addentrarsi nelle vaste e bellissime pianure, ben servite da strade asfaltate, un po' perikolose, e sterrate ben perkorribili. La mattina successiva, Domenika, abbiamo kambiato ankora terreni (ce ne sono per 65.000 ettari) ripetendo tuttavia le stesse esperienze del giorno prima e mentre Baricci e De Marchi kontinuavano a muovere i loro kani, a mezzogiorno noi siano rientrati in Serbia perkè la mia kompagna, ankora molto sofferente per il recente incidente okkorsole, proprio non ce la faceva più. E alla dogana? Cinkue minuti in kuella macedone e due in kuella serba, da non kredere.

Natalinci, 16 Gennaio 2009 - Le ultime foto annunciate:

  

Kuesti sono i miei gatti. Vivono sempre fuori in mezzo ai kani più adulti e kuando entrano in kasa è un piacere vederli giokare o dormire insieme. La madre mi è stata buttata l'anno skorso, kuando era pikkolissima, in uno dei recinti okkupato dai figli di Olimpia, kuando avevano un paio di mesi, ed il suo lamento e l'abbaiare persistente dei kuccioli ha attirato la mia attenzione e la scena era abbastanza buffa perkè si vedeva la gattina in un angolo della kuccia, kol pelo arruffato e la skiena rikurva, in atteggiamento forse più di paura ke di koraggio, e tutti i pikkoli pointer davanti a lei attenti a non avvicinarsi troppo perkè la zampetta kon le unghie estese al massimo, kon skatti fulminei, si protendeva in avanti cerkando di graffiare i loro nasi. L'ho presa in braccio e me la sono portata in kasa e kui è rimasta kon tutte le komplikazioni dovute al fatto ke era una femmina. Infatti, kuando ankora era giovanissima, ha inkominciato ad ingrossare e da lì a non molto ha messo alla luce sei figli, dei kuali soltanto due sono sopravvissuti, kuelli appunto ke dormono sulla sedia. Di notte dormono fuori appallottolati sulla paziente spinona, mangiano assieme ad Andrea e Betti, mentre sono tollerati dagli altri kani soltanto in mia presenza. Perkè i gatti? Ma perkè un domani non si sa mai: se dovesse andarmi male kon i pointer avrei una alternativa.

 

Kui sono a Tessalonika, nell'autunno skorso, mentre sto allenando Andrea 

 

  

sempre kon Andrea in una delle rare okkasioni in kui sono riuscito a fotografare anke le starne in volo

 

  

in kueste altre cirkostanze, invece, ho potuto fissare soltanto le guidate di Andrea perkè o troppo distante al momento della ferma o perkè non pronto kon la makkina fotografika

 

     

kui sono riuscito a riprendere la ferma, poi sono riuscito a seguire il pointer in guidata, senza ke le starne si involassero, ma allorkuando si sono decise a farlo il mio obbiettivo non è riuscito ad inkuadrarle. Partono sempre molto avanti al kane e soltanto nel kaso in kui io mi trovi ad una certa distanza da poter inkuadrare, kome sopra, pointer e brigata, non si riesce a kontenere entrambi.

 

kui manka soltanto il momento della ferma, ma la sekuenza nella guidata mi è venuta abbastanza bene, perkè ho potuto per molto tempo affiankare Andrea e fotografarlo nel suo procedere fino al frullo della brigata ke, ankora una volta, non sono riuscito a riprendere

6 Ottobre 2012 - Questa squallida storia che sto per raccontarvi ha visto coinvolti due cari amici Serbi appassionatissimi di cani da caccia, da ferma e non: Boban, al quale, qualche anno addietro, avevo regalato Andrea, il pointer che vedete nelle sequenze fotografiche sopra esposte, e Sasa. Vivono entrambi nelle vicinanze di Novi-Sad, ma non nello stesso paese, ed allevano e addestrano, con buona competenza, il primo, quasi esclusivamente segugi, il secondo, setter e pointer, il tutto per arrotondare un modesto  bilancio famigliare con un lavoro che a loro piace molto. Circa sei mesi addietro, giorno più giorno meno, mi telefona Sasa e mi dice che un mio amico modenese di nome Janez, appassionato di cani da caccia e frequentatore abituale di Boban, che gli fornisce spesso del buon materiale, ha visto più volte i due pointer del mio allevamento che Sasa addestra da un anno e mezzo,  gli sono molto piaciuti e, se sono in vendita, chiede di venire a trovarmi a casa per parlare direttamente con me dei dettagli. Rispondo che visto e considerato che hanno già tre anni e che, pur essendo degli ottimi pointer, non sono fenomeni, intendo cederli per un rimborso spese da concordare e quindi li aspetto per il giorno dopo, invece arrivano il pomeriggio stesso. Io non ricordo di averlo mai visto, ma lui mi racconta che ci siamo conosciuti quando lui faceva, da ragazzo, il garzone per Baldoni, quando ancora faceva il falegname e incominciava ad interessarsi di cani, setter irlandesi in particolare, quindi ci eravamo visti la bellezza di quarant'anni fa ed era abbastanza naturale che non ne ricordassi nè il nome nè il viso. Un buon parlatore, anche simpatico, bella presenza, abiti firmati, bellissimo fuoristrada nero, cordiale ed affidabile, specialmente perchè accompagnato da Boban, suo abituale frequentatore e del quale avevo grande stima. Dopo una visita al mio piccolo allevamento ed ai soggetti presenti, concordiamo il rimborso, ma mi dice, Janez, che non ha con se abbastanza contante e che, se sono d'accordo, mi lascia un assegno, postdatato di venti giorni, per mettere insieme quanto pattuito, al chè, come un cretino, gli dico che, in considerazione della sua lunga frequenza con Boban e del fatto di essere fratello di un mio vero e stimatissimo vecchio amico, non voglio nessun impegno cartaceo, ma mi fido della sua parola e mi basta che mi versi la somma concordata sul mio italiano conto corrente, del quale gli fornisco completo IBAN. Baci e abbracci, con sonsegna, da parte mia, dei due pedigree e dei passaporti e la promessa, da parte sua, di sentirci al più presto, il chè avviene, circa un mese dopo, allorchè mi telefona per dirmi di quanto stupore aveva trovato fra amici e conoscenti cinofili modenesi quando aveva fatto loro vedere i due pointer di Montale di Serbia, quale entusiasmo e quali apprezzamenti, quante informazioni aveva dovuto fornire e quanto il suo acquisto fosse stato indovinato, tanto che entro pochissimi giorni avrebbe fatto il versamento sul mio c.c., e qui qualche dubbio ha incominciato a frullarmi per la testa. Passa un altro mese e mi telefona, ancora più entusiasta della volta precedente, per dirmi che aveva partecipato ad una gara a quaglie, con i due soggetti, e che quello bianco e marrone aveva vinto, non ricordo se prosciutto o forma di parmigiano, con una relazione strabiliante del giudice e fra gli applausi di tutti, concorrenti e spettatori. A breve sarebbe avvenuto il pagamento e qui i miei dubbi sono diventati più consistenti. Passa ancora molto tempo e, convinto ormai di avere riposto male la mia fiducia, incomincio telefonando a Sasa per chiedergli cosa ne pensava e questi telefona a Boban e Boban a Janez e questi gli dice che presto verrà in Serbia e mi restituirà i cani. Per prima cosa ho telefonato al fratello, sentendomi quasi in colpa nei suoi confronti e nei confronti della sincera amicizia che ci accomunava da tanti anni, per raccontargli il tutto e per chiedergli cosa avrebbe fatto lui in una tale circostanza e lui mi ha risposto che avrebbe preteso il danaro, come pattuito. Telefono a Janez, più volte, ma non mi risponde. Telefono a Sasa, il quale telefona a Boban che, a sua volta telefona a Janez, che gli racconta di aver venduto i due pointer a Righi, ma che questi non lo ha ancora pagato e che perciò ha dovuto esporre denuncia ai carabinieri, non so di quale città, e presto verrà in Serbia  e mi darà un acconto. Io dico ai due amici serbi che se viene da queste parti e non porta il dovuto, lo denuncerò a mia volta alla polizia di frontiera e farò in modo di fargli sequestare la macchina, se sarà possibile, ma poi mi vergogno e decido di non farne nulla, aspettando eventuali ripensamenti e ravvedimenti che, ovviamente, non arrivano. Nel frattempo Dule Sormaz e Deian Gavrilovic hanno saputo, non so come e da chi, della consegna dei due pointer a Righi, ma che poi sono spariti. Ultima informazione avuta da Boban e riferitami da Sasa è che Janez ha scambiato il pointer bianco-nero con un ottimo segugio, qui in Serbia, e che, nonappena lo venderà, mi darà il ricavato. Non si sa dove sia finito l'altro cane, quello del prosciutto, ma so per certo che anche questa volta non vedrò il becco di un quattrino. Non è una storia squallida? A questo punto e vista la mia dabbenaggine, ancora più vergognosa considerata la mia non più tenera età, che dovrebbe portare maggiore saggezza, ho deciso  di andare a denunciare il fatto, come pensato in un primo tempo, se non avverranno, a breve, consistenti fatti tali da farmi cambiare idea prima che sia troppo tardi.